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Modena. “Le Olimpiadi del 1936”: al Monzani Federico Buffa

Modena. “Le Olimpiadi del 1936”: al Monzani  Federico Buffa

Federico Buffa torna in città. Dopo le acclamatissime presentazioni dei suoi libri, lo storyteller più seguito del nostro tempo sarà in scena alle 20.45 al Forum Monzani 

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MODENA. Federico Buffa torna in città. Dopo le acclamatissime presentazione dei suoi libri, lo storyteller più seguito del nostro tempo sarà in scena stasera alle 20.45 al Forum Monzani con “Le Olimpiadi del 1936”, spettacolo inserito nell'ambito delle fasi finali del Campionato Primavera di calcio, che si stanno giocando in Emilia. L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Il testo, scritto da Emilio Russo e diretto da Caterina Spadaro, racconta come a Berlino nel '36 Hitler e Goebbels volessero trasformare quelli che credevano fossero i loro Giochi nell'apoteosi della razza ariana e del nuovo corso. E come invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell'uguaglianza. Il nero Jesse Owens di medaglie ne vinse addirittura 4, due record mondiali e un record olimpico e il tutto documentato e in diretta con le immagini di Leni Riefenstahl: la sua libertà creativa ha consentito di regalare all'umanità la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens. Quindi un'altra storia, forse la più incredibile. Due atleti giapponesi arrivarono primo e terzo alla maratona di Berlino. Alla premiazione mentre ascoltavano l'inno la loro testa era china. Non erano giapponesi ma coreani. Il vincitore Sohn Kee Chung, 52 anni dopo ha portato dentro lo stadio di Seul la fiamma olimpica del 1988 indossando finalmente la maglia della sua nazione, la Corea. Tutti personaggi con una storia così d'impatto che Buffa non poteva proprio non fare sua. Recitare per “l'Avvocato” non era una cosa contemplata, magari sognata, ma non presa molto in considerazione, fino a quando non gli è arrivata la proposta di fare qualcosa che non fosse televisivo ed è stata sua l'idea di portare in scena le più teatrali delle Olimpiadi: «Ho parzialmente vinto l'ansia da palcoscenico, da terrore siamo passati ad ansia, quindi direi che durante questo anno e mezzo sono andato migliorando - scherza Buffa - nello spettacolo io interpreto due personaggi: un narratore che sa tutto e un personaggio esistito, Wolgang Fürstner, il comandante del villaggio olimpico che verrà destituito e morirà suicida incarnando il personaggio della drammaturgia della sconfitta». Qual è l'appeal esercitato da questo evento sportivo? «Sicuramente la perfezione con i i tedeschi l'hanno organizzato. In un anno, a dire il vero, organizzano due edizioni dei giochi olimpici perché fanno anche quella invernale, cosa oggi impensabile. Espedienti che loro ideato, che Goebbles ideò per la precisione, come il portare la fiaccola dalle rovine dell'antica Grecia fino al luogo dell'Olimpiade sono diventati punti fermi di tutte le edizioni seguenti. Fu la prima kermesse mondiale con una finalità di propaganda, anche se Mussolini prima di loro, nel '34 con il Mondiale, aveva fatto lo stesso, ma i tedeschi portano tutto a livelli mai raggiunti».

Maria Vittoria Melchioni

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