Il viaggio tra i rifugiati di due giovani creativi pronti a dare aiuto
L’esperienza di Mammarella e Luini nelle isole greche: «Una realtà cruda, ma evitiamo la retorica della pietà»
I giovani fotografi Francesco Mammarella e Filippo Luini sono stati inviati da Fondazione Fotografia Modena su un fronte caldo dell'immigrazione in Europa, l'area a due passi dalle coste turche tra le isole di Agathonisi, Symi, Pserimos e Kalymnos da dove in questi giorni stanno spedendo immagini e documentando una realtà complicata. La Gazzetta sta accompagnando la "missione" dell'ente fotografico della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, raccontando quello che vedono questi e altri professionisti che hanno partecipato negli anni scorsi al master curato da Filippo Maggia nella sede di via Giardini. Mammarella, abruzzese di nascita, si forma a Bologna dove nel 2011 consegue la laurea in Storia dell'arte, mentre Luini è varesino e lavora a Milano: li abbiamo intercettati durante una pausa del lavoro tra queste isole dove stanno lavorando rispettivamente alla documentazione del cambiamento del paesaggio in questi luoghi, proprio a seguito dell'arrivo dei profughi e alla produzione di una installazione fotografica sul tema di partenza e arrivo, albe e tramonti.
«Trovarsi faccia a faccia con la realtà dei profughi è ben diverso dalla tv e dai giornali - spiegano Mammarella e Luini - perché qui siamo davanti a una realtà nuda e cruda, anche se è quasi banale dirlo. Ci sono campi protetti da filo spinato che sembrano delle prigioni: qui lo stato d'animo dei profughi si vede che è assolutamente basso. Migliore è la situazione in altri tipi di campi dove si percepisce una situazione migliore, senza particolari scontri o episodi complicati: i profughi in queste isole attendono i visti». Il lavoro dei due artisti - non bisogna dimenticare che Fondazione Fotografia non ha mandato espressamente dei fotoreporter ma appunto creativi che si devono formare sul terreno anche del reportage - è completamente differente sia nell'approccio che nella produzione. «Io tendenzialmente - spiega Francesco Mammarella - cerco di realizzare lavori di stampo sociale, lavoro in genere sui disoccupati, sulle donne che cercano un posto nella società. Ora invece sono qui e mi occupo del tema dei rifugiati, un argomento di impegno eccezionale che riguarda milioni di persone. Ci sono difficoltà continue qui, sia pratiche che emotive: noi cerchiamo di raccontare e documentare più storie possibili».
I due fotografi sono entrati in confidenza con alcune persone: «in particolare siamo entrati in contatto con alcune famiglie: tutti ci chiedono in particolare una amicizia su Facebook e noi li mettiamo in contatto con persone in Italia per un aiuto. Ad esempio abbiamo messo in contatto una famiglia irachena con iracheni già in italia. In realtà noi cerchiamo di non raccontare troppi drammi, quelli si comprende facilmente come siano presenti, ma cerchiamo soprattutto una mediazione nelle immagini. Cerchiamo insomma di non sparare il bimbo che piange in prima pagina».
Mammarella: «Nei giorni scorsi abbiamo visitato il centro di accoglienza dei rifugiati di Leros che ospita circa cento persone, molte delle quali sono bambini ed adolescenti. Avremmo potuto scattare centinaia di fotografie emozionanti, ma non ne abbiamo realizzata neppure una. Abbiamo preferito fare qualcosa per loro al posto di fare qualcosa insieme a loro. Cinque intense ore di gioco tra cui una combattutissima partita a calcio tra i team Siria-Iraq-Afghanistan-Italia contro Siria-Iraq-Pakistan». «A metà del nostro viaggio - conclude Mammarella - dopo aver girato per diverse isole e parlato con numerose persone degli oltre 1500 rifugiati che abbiamo incontrato, possiamo benissimo dire che ci sono almeno millecinquecento motivi al mondo per mettere fine alle guerre in Medio Oriente».
Luini: «A Lero in una ex caserma costruita negli anni '20 dall'Italia durante l'occupazione nel Dodecaneso ora c'è un centro di accoglienza per i rifuhiati di Siria, Iraq, Afghanistan e Pakistan. L'edificio si chiama Pipka ed è gestito da alcune Ong, lo gestisce una signora greca di nome Mattina che tutti chiamano Mamma Mattina».
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