Gazzetta di Modena

La Modena del ’500 vista da Tommasino: tre “nuovi” volumi

La Modena del ’500 vista da Tommasino: tre “nuovi” volumi

Domani, 9 giugno, alle 17,30, al Teatro del Collegio San Carlo, Paolo Cavicchioli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e Matteo Al Kalak, ricercatore della Scuola Normale Superiore...

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MODENA. Domani alle 17,30, al Teatro del Collegio San Carlo, Paolo Cavicchioli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e Matteo Al Kalak, ricercatore della Scuola Normale Superiore di Pisa, a cui si devono studi importanti sulla nostra città, presenteranno tre volumi della Cronaca di Modena 1506-1555 di Tommasino de' Bianchi detto de' Lancellotti, curata da Rolando Bussi e Carlo Giovannini.

Abbiamo chiesto a Rolando Bussi, la cui rubrica “Modena nelle Cronache” compare tutti i sabati sul nostro giornale, “saccheggiando” spesso l'opera di Tommasino Lancellotti, di parlarci dei volumi che verranno presentati domani.

«Innanzitutto un ringraziamento all'amico Matteo Al Kalak, che domani ne parlerà da par suo, e alla Fondazione, che dopo avere pubblicato l'anno scorso il primo volume della Cronaca di Modena di Tommasino de' Bianchi detto de' Lancellotti ha deciso di continuare l'edizione di questa complessa Cronaca. Arriviamo così al 1531».

«È un'opera fondamentale per la conoscenza della storia cinquecentesca della nostra città perché Tommasino mette per iscritto giorno per giorno dal 1503 (purtroppo i primi tre anni sono andati perduti) fino al giorno della sua morte, a 81 anni, le vicende di Modena».

Si tratta di un inedito?

«Non esattamente. Il manoscritto della Cronaca in 9 tomi è conservato alla Biblioteca Estense, e la benemerita Deputazione di Storia patria la pubblicò in 12 volumi (sono 5.172 pagine!) dal 1862 al 1884, a cura di Carlo Borghi (I-VIII), Luigi Lodi (IX-XI) e Giorgio Ferrari-Moreni (XII)».

«I limiti gravissimi furono denunciati già nel 1968 dal modenese Tiziano Ascari, detto affettuosamente “Titti” dai suoi studenti del “Tassoni”, il miglior preside che io abbia mai conosciuto, che stese la voce “Tomasino Bianchi” per il Dizionario biografico degli Italiani della Treccani. Per dare al lettore un'idea dell'importanza della Cronaca di Tommasino userò ancora le parole di Ascari: “Si tratta di un vastissimo diario in cui lo scrittore annotò giorno per giorno una quantità enorme di notizie: le morti, le nascite, i matrimoni nelle famiglie ragguardevoli; i fatti curiosi; le condizioni meteorologiche e l'andamento dei raccolti; i prezzi del pane, delle carni e delle varie derrate; l'avvicendarsi delle persone nelle cariche pubbliche e i provvedimenti delle autorità; le discordie e le paci tra le famiglie e le consorterie; i passaggi, gli accantonamenti e gli scontri di truppe; i passaggi e i soggiorni in città di personaggi importanti; le condizioni della sanità pubblica, l'edilizia e mille altre cose. Inoltre il Bianchi annotò tutte le notizie d'Italia e d'Europa che giungevano a Modena da fonti attendibili e inserì nella sua cronaca copia dei documenti non modenesi che riuscì ad ottenere. La rapida annotazione dei fatti è spesso accompagnata da osservazioni e commenti in virtù dei quali prende consistenza agli occhi del lettore la figura del Bianchi, i cui tratti caratteristici sono l'atteggiamento polemico verso il proprio tempo, un certo rassegnato pessimismo, un moralismo spesso pedante e invadente, una religiosità piuttosto superstiziosa, un fortissimo sentimento delle gerarchie sociali e insieme un vivo senso dell'onestà, della probità, dei doveri del cittadino verso la città e anche del ricco verso i poveri. Dà sapore alla cronaca anche la lingua in cui essa è scritta: una lingua che le continue intrusioni della sintassi e del lessico dialettali rendono vivace e pittoresca”.

In che cosa è consistito il lavoro suo e di Carlo Giovannini?

«Il conte Ferrari-Moreni, curatore dell'ultimo volume nel 1888, accortosi delle numerosissime omissioni, segnò a matita sul codice dell'Estense (cosa che oggi naturalmente non si farebbe mai!) con la sigla “Ined.” le lacune lasciate dai curatori precedenti. Quando siamo partiti, pensavamo fosse sufficiente inserire ex novo le numerosissime parti mancanti. Procedendo nel lavoro ci siamo resi conto di molti errori di lettura, di modifiche apportate al linguaggio di Tommasino, ecc. Carlo Giovannini, straordinario lettore di codici, ha pazientemente riletto al mio fianco parola per parola tutto il codice. La nuova edizione è perciò completa (naturalmente il lettore vorrà perdonare eventuali errori!) e dotata di un ampio apparato di note».

E poi?

«Naturalmente confidiamo di poter portare a compimento in tempi relativamente brevi la pubblicazione di tutta l'opera».

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