Gazzetta di Modena

Il professor Segrè contro gli sprechi alimentari

Il professor Segrè contro gli sprechi alimentari

«Bisogna reintrodurre nelle scuole gli insegnamenti affinchè i giovani recuperino il valore del cibo»

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Due degli ambiti che hanno riscontrato un grandissimo successo in tempi recenti – con conseguente sovraesposizione mediatica – sono quelli del cibo e della cucina. Passioni, quelle per la gastronomia e i fornelli, collettivamente riscoperte a suon di trasmissioni televisive nazional-popolari, arricchite dalla presenza di chef pluristellati. Fuor di tubo catodico però, la crisi attuale ha imposto una presa di coscienza anche in ambito culinario in merito ad uno dei temi odierni di maggior dibattito – quello dello spreco - favorendo il recupero di un modo di cucinare, così come di un rapporto col cibo, non solo più etico ed attento, bensì volto all’ottimizzazione delle risorse quanto al contenimento dei rifiuti. Ne ha parlato ieri sera – nell’ambito dell’incontro “La memoria dello spreco, lo spreco della memoria” – Andrea Segrè, professore di politica agraria all’Universita’ di Bologna, nonché ideatore del “Last Minute Market”, laboratorio-modello per la riduzione e il recupero a fini solidali degli sprechi alimentari.

«Ho iniziato ad occuparmi di spreco alimentare alla fine degli anni ’90 – racconta Segrè – allora insegnavo all’ Università di Bologna e insieme ai miei studenti ho iniziato a ragionare in merito al problema dei prodotti rimasti invenduti nei supermercati, perché fallati o vicini alla data di scadenza. Abbiamo capito che per ridurne lo spreco, dovevamo far incontrare chi aveva questo problema di eccedenza, con chi invece si trovava in condizioni di povertà ed indigenza, come le Caritas e le case famiglia. Questo permetteva non solo di ridurre lo spreco alimentare di prodotti ancora buoni e consumabili, ma anche di recuperare un valore relazionale e solidale tra le parti coinvolte». Segrè ha puntualizzato poi come la maggior parte dello spreco odierno –il 50 % traducibile in più di 12 miliardi di prodotti sprecati –provenga soprattutto da quelli scartati dalle famiglie.

«Quand’e’ che abbiamo perso la memoria del cibo? – ha ripreso Segrè – quando nel 1963 si è smesso di insegnare nelle scuole educazione alimentare. Lo spreco attuale è frutto di un mancato insegnamento del valore che ha il cibo. Ecco perché bisogna reintrodurre nelle scuole l’educazione alimentare, per permettere ai giovani di recuperare il valore del cibo e combatterne così il futuro spreco». (v.c.)

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