Uto Ughi: vorrei dimenticare la stupidità di questi anni
Il mestro a ruota libera sulla musica, gli strumenti, lo studio, gli errori e certe “esaltazioni”. La Tenda di piazza Costituente gremita per l’incontro
MIRANDOLA. Uno tra imaggiori interpreti musicali del nostro tempo, Uto Ughi, era in dialogo ieri con Sandro Cappelletto e con il pubblico che affollava la Tenda della Memoria in piazza della Costituente a Mirandola, per il Memoria Festival.
Tema dell'inconro è stata la Memoria declinata nell'esperienza musicale, una memoria che si trasferisce anche negli strumenti, infatti, ricordava il Maestro, «sembra che certi strumenti abbiano quasi una misteriosa capacità di tenere, nella loro memoria, il modo di suonare di chi li ha suonati nei secoli passati, perché lo strumento conserva e prende le caratteristiche di chi lo suona. Lo strumentista riesce a trasformare lo strumento in quello che vuole, se è suonato male o è strapazzato, uno strumento si può anche rovinare. Per esempio il cosidetto "Cannone" di Paganini, era un violino Guarnieri, che aveva una potenza e una capacità di espressione senza limite. Ho avuto la fortuna di suonarlo due o tre volte e si sentiva che c'era l'anima di Paganini. Non è una fantasia..Se un violino non viene mai suonato poi non suona più».
La memoria è però anche quella dell'interprete che ha il dovere, secondo Uto Ughi di studiare sempre. «Lei quanto continua a studiare?» - ha chiesto Cappelletto. «Se non studiassi tutti i giorni almeno 4 o 5 ore non potrei fare il concertista - ha dichiarato Ughi - anche per una questione di rispetto per l'opera d'arte. Lo studio giornaliero è una "conditio sine qua non", ma questo vale in tutte le discipline L'esecutore ha bisogno di uno studio inflessibile quotidiano».
L'interprete ha dunque una grande responsabilità, «noi dobbiamo servire l'arte, l'arte va servita con umiltà e devozione. Capisco lo sforzo dei giovani oggi e la loro delusione per come è stata fatta decadere la musica in Italia, per cui loro studiano tanto e poi non hanno nessun posto dove suonare».
«Cosa vorrebbe dimenticare?» ha domandato Cappelletto. «Vorrei dimenticare la stupidità di questi anni, ma non vorrei sembrare di volermi ergere a giudice del nostro tempo. Poco tempo fa è morto un pugile e ho letto sul giornale un articolo che lo esaltava a eroe del nostro tempo. A me sembra una fesseria, perché ci sono cose molto più importanti della carriera di un pugile. Le esaltazioni sono stupide. MI pare a volte che sia come se fossimo immersi in un deliro collettivo di esagerazioni, costruite per farci dimenticare realtà più importanti. Il ministro della cultura italiana ha detto che Jovanotti è il più grande artista del secolo.. il ministro non sa cosa'è la musica».
Infine, la memoria è importante anche nell'errore. Quanto aiuta la memoria di un errore? «Paganini diceva che il più bravo violinista è quello che stona meno. Questo vuol dire che la perfezione non esiste. Importante è la correzione dell'errore. Nell'interpretazione, poi, non esiste un'interpretazione "sbagliata" o una "giusta". Esistono vari atteggiamenti stilistici, tanti sentieri per arrivare a una verità. Questa non è cultura del relativismo, ma è realismo, perché ogni artista ha la sua sensibilità, l'importante è che non tradisca la sua arte in nome del marketing o di una popolarità fasulla che non vale niente».
Chiara Bazzani
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