Gazzetta di Modena

Barbara, showcooking con i piatti tradizionali

di Valentina Corsini
Barbara, showcooking con i piatti tradizionali

MIRANDOLA. Quanto il cibo possa diventare fortemente evocativo e foriero di ricordi lontani, è stato Proust a svelarcelo. Nella sua opera “Alla ricerca del tempo perduto” infatti, il protagonista...

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MIRANDOLA. Quanto il cibo possa diventare fortemente evocativo e foriero di ricordi lontani, è stato Proust a svelarcelo. Nella sua opera “Alla ricerca del tempo perduto” infatti, il protagonista ricorda la sua infanzia grazie al semplice assaggio del tipico biscotto francese della madeleine. Un legame suggestivo, quello tra pietanze e ricordi, che da sempre affascina e riporta al presente un passato fatto di cultura culinaria e antiche tradizioni. Ed è così che tornare bambini per un giorno, riassaporando nei profumi e negli aromi le ricette tipiche del tradizionale pranzo della domenica modenese – quello che le abili mani di nonne e mamme sapevano preparare con tanta cura – fa bene al palato quanto allo spirito. Questo il tema dello showcooking proposto ieri mattina dalla chef e tecnologa dell’alimentazione Barbara Benvenuti. Diversi i piatti della gastronomia tradizionale modenese cucinati e accompagnati dalla sapiente narrazione sulle loro origini di Nando Costa Zaccarelli. Primi fra i quali, “al bròd gras” , la zuppa imperiale e la “panèda”, tipica pietanza della cucina “povera” modenese.

«Il pollaio e l’orto di casa erano i regni della brava “rezdora” per preparare un buon brodo – ha raccontato Zaccarelli – servivano infatti dell’ottima carne di cappone, faraona e gallina “vecchia”, insieme a cipolle, carote e sedano. La zuppa imperiale è invece una pietanza simile ai passatelli e si prepara con uova, farina, parmigiano reggiano e noce moscata. Quanto alla “panèda”, è nata dall’esigenza passata di non buttare via il pane vecchio in tempi di fame. Proprio per questo motivo era considerata un piatto da “bollettari”, da poveri».

Infine è arrivato il momento del dolce geminiano per eccellenza, il “bensone”, e del liquore nostrano altrettanto amato e conosciuto, il nocino.

«La ricetta del bensone risale addirittura al 1300 e il nome di questo dolce ha origini religiose, significa infatti “pane delle benedizioni”. Fin dal sedicesimo secolo erano note le qualità digestive del re dei nostri liquori: il nocino», ha concluso Zaccarelli, mentre la chef Benvenuti deliziava il palato dei presenti con le sue prelibatezze.

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