Gli aneddoti e l’autoironia di Pupi Avati
Il regista ha intrattenuto un pubblico folto con i suoi racconti sul cinema e sulla sua carriera non facile agli inizi
MIRANDOLA. Spiritoso e autoironico Pupi Avati ha rievocato alcuni momenti della sua vita davanti a un pubblico venuto in massa ad ascoltarlo al Memoria Festival di Miradola.
In dialogo con lo storico del cinema Gian Piero Brunetta, Avati ha raccontato il suo incontro con Lucio Dalla, quando ancora, da ragazzo, aspirava a fare il musicista, un incontro «che mi ha fatto capire che proprio non avevo talento per la musica - ha amaramente riconosciuto Avati - e dunque mi misi a fare il venditore di pesce surgelato per la Findus».
«Non avevo mai pensato che potevo fare il regista cinmatografico, finchè non vidi "8 e mezzo" di Federico Fellini. Quel film mi ha fatto comprendere il potenziale del cinema, cosa si poteva fare col cinema», ha continuato Avati, che ha proseguito raccontando come nacque la prima opportunità di fare un film: «Una storia surreale - ha commentato il regista - tutto cominciò con l'incontro con un nano che voleva fare l'attore. Andai a casa sua, al citofono lessi il nome, si chiamava Ariano Nanetti. Io mi sono sentito morire. Entro nella casa e dietro a lui c'era un gatto soriano Arman ammaestrato. Quando sto per andarmene mi dice: "Comunque dottore se dovesse avere bisogno di un miliardo mi telefoni". Una persona normale non avrebbe mai creduto a questo. Io invece la ritenni una cosa probabile. Una mattina dico a mia moglie: "Oh, io gli telefono"».
E la cosa funzionò, perchè ottenne un enorme finanziamento: «Ebbi 160 milioni. Bellocchio aveva fatto un film con 30 milioni - ricorda Avati - noi ne avevamo 160 e non sapevamo fare niente. Io mi sono licenziato subito dalla Findus. Così nacque "Balsamus, l'uomo di Satana", un flop totale».
Un altro aneddoto simpatico fu l'incontro con una grande attrice, durante le riprese del secondo film, Thomas e gli indemoniati.
«Quando giravamo "Thomas e gli indemodiati", in una chiesa sconsacrata, io scelsi una ragazza che assomigliava a Grace Kelly. Il giorno in cui doveva presentarsi entrò una mora..Ma chi è? Lei dice: "la mia amica non è potuta venire, ha chiamato me...". Ero furioso, allora le dico: "No, per favore esca!". Lei però non andò via. Aspettò tutto il giorno fino a sera. Allora decisi di premiare questa sua costanza, "ma - le dissi - sarà durissima perchè lei non c'entra niente col personaggio". Lei era felicissima. La mattina dopo sul set io la tratto un po' male. Poi lei dice le tre o quattro battute che doveva dire...i brividi. Era la prima volta che sentii un attore portare un contributo di verità sul set. Allora le sono andato vicino e le ho chiesto: "Ma chi sei te?" E lei: "Mariangela Melato"». Dopo aver intrattenuto il pubblico per oltre un'ora con divertenti racconti Avati ha chiuso il suo intervento con un ricordo, che riguarda la memoria. «Una volta chiesi al coreografo di Ginger Rogers: "Cosa provate quando girate quei musical bellissimi? Lui mi disse: "La nostalgia del presente". Un mese fa ero con la mia famiglia e pensavo come era meraviglioso quel momento lì, la felicità dura poco, perchè quel momento lì è sparito subito. Questa è la nostalgia del presente. Allora se vivete dei momenti di felicità cercate di memorizzarli, di fissarli nella vostra memoria, perchè sono importanti».
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