Gazzetta di Modena

Lucrezio rivisitato da Odifreddi

di Valeria Cammarota

Il noto matematico e saggista ha interpretato l’antico “De Rerum Natura”

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CARPI. Poiché anche la scienza può essere raccontata in modo meraviglioso, lo spettacolo di Piergiorgio Odifreddi, appuntamento di richiamo che si è tenuto ieri presso il Teatro Comunale a Carpi, ha rappresentato un suggello di questo connubio che non è per nulla scontato.

Il celebre matematico, logico e saggista in questa occasione si è dedicato al De Rerum Natura - poema epico-didascalico diviso in 6 libri - che Lucrezio, uno dei più grandi poeti della letteratura classica la cui vita è avvolta dal mistero, scrisse nel primo secolo avanti Cristo.

La voce recitante di Irene Ivaldi e le note del violoncello di Umberto Curtoni hanno intercalato con grande suggestione le parole di Odifreddi, la cui rilettura del classico latino è riuscita a dare ampio spazio a momenti che sono anche stati caratterizzati dall’ironia.

«È della realtà che parla questo libro straordinario – ha spiegato Odifreddi – scritto sulla traccia del pensiero di Epicuro, uno dei quattro personaggi dell’antichità, oltre a Lucrezio stesso, a Leucippo e a Democrito, che sono stati capaci di credere per millenni all’atomismo del mondo, a essere convinti che dietro il buio che mascherava la realtà, vi fossero elementi costitutivi: gli atomi».

Era un periodo, una finestra temporale, in cui gli dei dell’antichità non avevano più presa sul popolo e quelli della modernità non erano ancora arrivati: l’uomo era libero da fardelli che lo giudicassero dall’alto e viveva bene.

«Il titolo porta in sé la parola ‘natura’ che all’epoca di Lucrezio non esisteva – ha continuato il saggista – per cui egli dovette utilizzare il verbo nascere declinato al participio futuro, a indicare qualcosa in continuo divenire. La parola ‘cose’, secondo elemento del titolo, deriva da ‘causa’. E di cosa sono causa le cose? Delle nostre percezioni. Un titolo, in effetti, che può essere definito complicato almeno quanto lo è il libro».

Complicato ma estremamente moderno, antesignano di tante cose oggi date per assodate: gli atomi, l’anima e la sua mortalità, le funzioni del corpo, l’antropologia, la geofisica.

«Tanti artisti hanno preso spunto da questo capolavoro – ha spiegato Odifreddi – da Botticelli a Diderot, Leopardi, Calvino». Uno spunto per approcciarsi con fiducia a un classico, con pregiudizio ritenuto da molti, ormai sorpassato.

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