Gazzetta di Modena

La giovane fotografia invade il Foro Boario

di Michele Fuoco
La giovane fotografia invade il Foro Boario

Gli allievi del master della Fondazione dialogano con i colleghi stranieri. Le personali di Claudio Gobbi e Stefano Graziani

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MODENA. La fotografia è giovane al Foro Boario. Non solo per la presenza degli studenti del Master di Fondazione Fotografia a Modena, e dei vincitori e finalisti di "European Photography Award" riservato alle più importanti scuole di fotografia in Europa, ma pure per due protagonisti italiani, Claudio Gobbi e Stefano Graziani (1971), noti anche all'estero. Centinaia le opere, tra fotografie, video e installazioni, in mostra da oggi alle 18.30. Uno spazio è riservato a Gobbi e Graziani.

Gobbi con una selezione di fotografie, dal titolo "Arménie Ville", che si pongono come installazione (c'è pure un libro d'artista pubblicato da Hatjie Cantz) raffigurante una serie di chiese armene, tra le 125 che l'artista italiano, che ora vive e lavora a Berlino, ha indagato da circa nove anni in 25 paesi nel mondo, facendo ricorso anche ad archivi e a ricerche sul web.

«Concentratissime sono nel Caucaso, in Russia e Medio Oriente. Ce ne sono molte in Siria, anche se alcune sono state distrutte, in Libano e Egitto. A Milano ce ne sono diverse, una di loro fondazione, altre prestate agli armeni. Più rappresentative in Francia, a Parigi dove ho iniziato il progetto e tante nella zona di Valence, Lione e Marsiglia».

L'interesse di Gobbi va soprattutto alle chiese armene in Europa per l'attenzione che egli porta ai confini di un paese che si trova in una posizione geografica tra l'Europa e l'Asia ed è alla ricerca delle proprie radici culturali. «Ho scoperto che le loro chiese sono costuite tutte allo stesso modo da oltre 1500 anni». La struttura architettonica perdura immutata da secoli, quasi a preservare l'identità, un po' perduta, di un popolo. La chiesa si presenta con una pianta a croce greca, con cupola a volte circolare, altre poligonare.

Ampiamente diversificate le immagini del triestino Stefano Graziani (il 29 giugno sarà con una personale alla Galleria Mazzoli) che prendono il nome di "Conversazioni notturne". Fotografie che acquistano valore per quello che esse rappresentano ma pure per ciò che si traduce in contenuto di forma. «La fotografia è estremamente documantale e la trasformazione automatica fa parte del linguaggio ", dice l'autore che ritiene necessario che la fotografia venga vista con partecipazione, perché essa costituisce un modo per generare domande».

L'entusiasmo viene dai giovani, anche stranieri, tanto da far dire all'assessore alla cultura Cavazza che la Fondazione è sulla cresta dell'onda, per lo spirito effervescente, per il linguaggio innovativo e le esperienze di confronto a livello europeo di questa rassegna. «È la prima volta - dice Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia - che ci confrontiamo con giovani artisti che vengono da fuori. La fotografia è un linguaggio universale nella comunicazione e sperimentazione, pur rispettando la propria individualità e la provenienza dei vari percorsi. E gli studenti del Master di Modena si fanno valere, facendosi apprezzare anche nei concorsi».

Tra i finalisti dell'"European Photography Award" ci sono Orlando Myxx e Sara Vighi di Fondazione Fotografia. Così la grande esposizione, dal titolo "Summmer Show 2016" mette insieme i lavori degli 11 studenti che hanno terminato il biennio del Master, i progetti dei 14 del primo anno, nonché i 16 artisti "internazionali" tra cui i due vincitori dell’"Award 2016" europeo (la tedesca Mika Sperling e Po Cheng Liao del College of Art di Londra) e i due vincitori dello scorso anno (la parigina Juliette Angotti e l'olandese Roos Quakermaat) e i 12 finalisti del premio, tra cui Tim Culmann di Amsterdam che è a Modena anche per la mostra da Metronon, in via Carteria.

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