Vasco Rossi, uno show vulcanico a Lignano
Lignano, su e giú per il palco in giacca con lustrini d’argento poi sostituita con una in pelle. Un mix di pezzi storici e di brani dal nuovo album. Burns alla chitarra fa scintille
LIGNANO (UDINE). Vasco non si racconta, si vive. Niente di piú vero, e noi ci proviamo. Proviamo a raccontarvi un concerto memorabile e indimenticabile, come ogni concerto di Vasco.
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Ogni volta cambia la scaletta, ma le emozioni sono sempre le stesse. Ieri a Lignano è andata come doveva andare, con un bagno di folla per l’unico artista italiano - l’unica rock star - ancora in grado di riempire gli stadi.
Ventiduemila spettatori (di piú non potevano starci allo stadio Teghil) in estatica venerazione, oltre due ore di potente rock e di emozioni uniche.
Dal 10 luglio 1990, da quella famosa sera in cui Vasco a San Siro “uccise” Madonna (70 mila gli spettatori a Milano per lui, solo 20 mila a Roma in concomitanza per lei) si ripete sempre il medesimo copione: venticinque anni di incondizionato e ricambiato amore.
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Sono una cosa sola Vasco e il suo popolo. Durante i concerti il pubblico si confonde con Vasco e Vasco si confonde con i suoi fan. E quando i riflettori si spengono, la magia continua.
Si torna a casa con l’adrenalina ancora a mille, che non ti fa dormire tutta la notte, e gli occhi sognanti. Per giorni e giorni si riguarda il biglietto, poi lo si ripone via, insieme a quelli dei precedenti concerti, tutti gelosamente conservati.
Magico Vasco, che sa mescolare rock e poesia, che sa arrivare dritto al cuore con poche semplici parole. Magica la sua band, che citiamo sempre alla fine degli articoli, ma che merita un posto di primissimo piano.
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Stavolta permetteteci di spendere qualche parola in piú per questi strepitosi musicisti, senza i quali non sarebbe possibile mettere in piedi uno spettacolo con questo livello di qualità anche dal punto di vista tecnico.
Vasco ha aperto con “Lo Show” seguito da “Deviazioni” e “L’uomo semplice”: rock duro, rock puro. Poi ha virato sulle ballate tanto attese “Come Vorrei” e “Accidenti come sei bella”.
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Erano con lui sul palco lo storico bassista Claudio “Gallo” Golinelli (tra i migliori in Italia), il tastierista Alberto Rocchetti, il “Lupo maremmano” a fianco di Vasco dal 1989, il chitarrista Stef Burns (suona con un gusto e una profondità che è di pochi al mondo) e Vince Pastano produttore, compositore, oltre che apprezzato turnista, il batterista Will Hunt, ex Evanescence entrato nella band di Vasco nel 2014 e noto soprattutto in ambiente Metal, il trombettista Frank Nemola, con un passato legato anche al teatro e al panorama underground italiano, il sassofonista Andrea Innesto detto “scucchia”, a fianco di Vasco fin dagli anni ’80 che nella sua oltre trentennale carriera vanta collaborazione di grande spessore, e la corista Clara Moroni, la Ferrari del rock.
In scaletta c’era un mix di pezzi storici e brani del nuovo album. Ha dato una sferzata rock con “Un gran bel film”, “Sono innocente”, poi ha cantato “Guai”. A metà corsa il Blasco si è preso una pausa lasciando spazio ai suoi musicisti. Il tempo necessario per tirare fiato e cambiare la giacca di lustrini argento con un’altra di pelle nera.
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In totale il Komandante ha cantato trenta pezzi e due medley, regalando i momenti di maggiore intensità nelle esecuzioni di “Una canzone per te”, “Dormi”, “Sally”, “La noia” e “Stupendo”.
L’ultima volta di Vasco in regione Friuli era stato nel settembre 2008 allo stadio Friuli di Udine. Ha poi riempito lo Stadio Rocco di Trieste nel 1999 e nel 2004 e il Parco Galvani di Pordenone nel 1987. A Grado, nel giugno 2005, fu protagonista di un’operazione (prove + tappa 0) simile a quella di Lignano di quest’anno.
Il rocker di Zocca si è confermato campione di incassi e di gradimento, del pubblico e della critica. Gli anni passano, Vasco li sente, ma ha l’abilità e la forza di sembrare sempre uguale a se stesso. L’energia è ancora tanta, con lui si va ancora al massimo.
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