Gazzetta di Modena

La “Biblioteca impossibile” presenta i suoi capolavori

di Michele Fuoco
La “Biblioteca impossibile” presenta i suoi capolavori

Alla Scuola Grande di San Marco quattordici facsimili di preziosi codici miniati Dalla Bibbia di Borso d’Este al Libro d’Ore, gioielli dal Trecento al Cinquecento

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VENEZIA. “La Biblioteca impossibile” di Franco Cosimo Panini sarà in mostra, da domani al 28 settembre, nella Sala dell'Albergo della Scuola Grande di San Marco. Quattordici i facsimili dei capovalori della miniatura del Rinascimento che costituiscono la “Biblioteca impossibile” per il carattere di eccezionalità delle opere che il compianto editore modenese ha saputo riportare in vita nella tecnologia della riproduzione di copie integrali identiche agli originali.

Libri particolari, splendidi anche nei dettagli, che consentono di accostarci (i maniscritti sono intoccabili) alla civiltà culturale e artistica di una irripetibile stagione, dalla seconda metà del Trecento alla fine del Cinquecento, che le grandi famiglie nobili (i Visconti, gli Sforza, i Medici, i Montefeltro, gli Estensi, i Gonzaga, i Farnese) hanno sostenuto e incentivato con il loro mecenatismo, chiamando a corte i migliori amanuensi, miniatori e artisti del tempo. Infatti i facsimili esposti nella sala dell'Albergo possono essere toccati, sfogliati, apprezzati per le meravigliose miniature.

A partire dalla “Bibbia di Borso d'Este”, alla cui realizzazione, tra il 1455 al 1461, furono impegnati i maggiori artisti dell'epoca, costituendo un capolavoro della miniatura italiana del Rinascimento. L'altra Bibbia, in due volumi, è legata a Federico da Montefeltro, il duca che fece della corte di Urbino, uno dei centri vitali della cultura rinascimentale. Non meno ammirevole è il “Libro d'Ore” di Gian Galeazzo Visconti, molto ricco di miniature eseguite in differenti epoche, come pure “Historia Plantarum”, una enciclopedia di scienze naturali che lo stesso Gian Galeazzo, duca di Milano fece realizzare alla fine del Trecento per Venceslao IV, re di Boemia e di Germania. Ci sono anche libri molto singolari, come le “Très Riches Heures” del Duca di Berry, il codice più celebre della miniatura franco-fiamminga; lo splendido “Lezionario Farnese”, noto come il Messale della Cappella Sistina e il “Libro d'Ore Torriani”, ritenuto il gioiello del Rinascimento lombardo per le piccole dimensioni e per la preziosissima legatura in argento dorato. Tanti segreti che i visitatori potranno scoprire grazie anche a pannelli illustrativi e a video monografici. Tanti capolavori di cui parlerà all'inagurazione della mostra, domani alle 18, Giorgio Montecchi, professore di Bibliografia e Biblioteconomia dell'Università Statale di Milano.

La rassegna, promossa anche dall'Ulss12 Veneziana, rientra in un più ampio progetto culturale che coinvolge la Scuola Grande di San Marco, volto al recupero e alla valorizzazione delle sue ricchezze artistiche (in particolare, il ciclo dei dipinti di Domenico Tintoretto, le opere di Palma il Giovane, del Padovanino, di AlviseDonato Veneziano, il frammento musivo di una delle volte della Basilica di San Marco), dei suoi ambienti di grande pregio e del suo fondo archivistico di inestimabile valore. La Sala dell'Albergo, in particolare, ospita le fedeli riproduzioni digitali a dimensioni reali dei teleri realizzati per la Scuola da alcuni grandi protagonisti della pittura veneziana: i fratelli Bellini, Vittore Belliniano, Paris Bordon, Palma il Vecchio. È così possibile rivivere l'atmosfera, altrimenti perduta, che creavano i rimossi teleri originali.

«La visita della mostra consente - sostiene Luca Panini, figlio di Franco Cosimo - un viaggio nei capolavori della miniatura in facsimile che si pongono in dialogo con le opere della Biblioteca di storia della medicina». «È la visione - afferma Mario Pò, direttore del Polo Culturale e Museale Scuola Grande di S. Marco - di una sapienza e di un'arte mozzafiato, che fa comprendere come una Biblioteca storica possa nutrire i suoi cultori con l'alimento della bella scrittura, dell'incisione raffinata, della miniatura figurativa dei codici miniati che racconta un mondo precedente a quello della produzione libraria che noi conserviamo».

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