Gazzetta di Modena

Segrete trame della street art

di Michele Fuoco
Segrete trame della street art

Alla galleria di Antonio Verolino opere dell'eclettico Zero-T

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MODENA. Zero-T, nome d'arte di Paolo Capezzuoli, era tra i dieci della rassegna i “The Bridges of Graffiti”, curata da Giorgio De Mitri per la Biennale di Venezia dello scorso anno. Ora il 48enne artista di Poggibonsi (Siena) è stato chiamato da Antonio Verolino a presentare fino all'11 luglio, nella galleria di piazza Roma, i suoi lavori che riflettono l'esperienza di strada, ma anche la capacità di verificare linguaggi e tecniche innovative che si alimentano di una individuale energia creativa. L'opera non prescinde, in più casi, dalla rappresentazione, ma si sviluppa anche nel rapporto con la parola, nell'ampiezza di un reportorio antifigurale che delinea una rinnovata piattaforma dell'arte. Il toscano entra in galleria e non nega l'esperienza della “street art”, con immagini che si impongono come frammenti di identità, di corrispondenza con il suo modo di operare in libertà, non sottraendosi ad analisi e a recuperi di civiltà remote, come quella orientale. Ludica è la costruzione di nature morte, con caffettiera, tazzine, bottiglia, banana, vaso di fiori, dense di sviluppi audaci nei colori ad acrilico che danno forza all'immagine, capace di aprirsi ad un ritmo leggero, per la dolcezza del tessuto cromatico che il gestuale impiego delle bombolette le conferisce. Amante della cultura Zen, Zero-T rinnova l'arte della cerimonia del tè, la sobrietà del decoro domestico. E' una ricerca meditativa, di stato illuminazione, che avviene attraverso installazioni composte da tazze da tè e servizio in argento, oggetti in ceramica raku, vasi e contenitori vari, anche in alluminio e in legno, che rimandano all'arte del bouquet, del giardino orientale. A questa cultura riconduce il telo giapponese di fine Ottocento che l'artista ha connotato di differenti forme di scritture. Di una impenetrabile scrittura vive, con una tecnica di “ricamo” impiegata in Cina, un arazzo in telo sardo grezzo che la galleria, non venendo meno alla sua antica vocazione per tappeti e arazzi “firmati” da maestri contemporanei, ha realizzato per questa occasione. Tre trittici indicano singolari forme di reinvenzione di lettere dell'alfabeto. Personale è la cifra stilistica che Zero-T porta pure nel catalogo della mostra, nel recupero di skateboard e di un baule “vintage” (anni venti del '900) di Louis Vuitton che contiene una felpa utilizzata dall'artista per decorare una sala alla Biennale di Venezia.

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