Gazzetta di Modena

“Gate”, note e videoclip per una music-series tra Modena e l’Oriente

“Gate”, note e videoclip per una music-series tra Modena e l’Oriente

Ideato dal pianista Christian Carlino, il lavoro si compone di nove brani e altrettanti corti. Pubblicazione a fine anno

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SPILAMBERTO. Christian Carlino, in arte DeLord, giovane pianista di Spilamberto, va alla conquista dell'Oriente e lo fa con il progetto “Gate” che vede la realizzazione di nove brani musicali ognuno con relativo videoclip. Filo conduttore del lavoro è l'amore.

Grazie alle immagini dei videoclip DeLord vuole raccontare un percorso a capitoli raccolti in due parti. “Gate” rappresenta, infatti, il primo esperimento italiano di music-series, ossia un disco che viene pubblicato in due parti differenti  nell'arco di un anno. Il lavoro verrà accompagnato da videoclip pubblicati ogni mese e si chiuderà alla fine dell'anno con il montaggio del materiale.  Hanno già visto la luce “Tobira”, “Michi”, “Itsura”, “Deai”, “Iki”!, “Gaku” e il recentissimo “Tengu”.

«Il progetto  Gate è iniziato ad ottobre 2015 e quest'anno sta andando avanti con la seconda parte - spiega DeLord - Nel 2016 ci siamo spostati in Giappone dove abbiamo approfondito  la tematica alla base del progetto: creare una interconnessione tra la nostra cultura e quella orientale».

Si tratta, insomma, di una specie di storia musicale a puntate?

«Quello che voglio promuovere è la music-series che in Italia nessuno ha fino ad oggi sperimentato.  Ogni canzone ha un video e tutti  nascono come si trattasse, appunto, di una serie televisiva. Nell'autunno scorso abbiamo girato i primi tre videoclip, altrettanti ne sono stati girarti questa primavera. Concluderemo il tutto il prossimo autunno».

Come mai hai scelto proprio il Giappone?

«Nel 2015 ho iniziato a lavorare con un nuovo produttore, che vive e lavora in Giappone da anni, e grazie a lui mi sono avvicinato alla cultura del Sol Levante. È stato quasi naturale allora dare vita insieme  a questo progetto».

Qualcuno ti ha definito pianista onirico. Perché?

«È un'etichetta che mi hanno dato qualche anno fa quando molti hanno definito la mia musica come un qualcosa che si può vedere. È una musica che dà suono ai sogni. In quel periodo avevo anche fatto uscire un progetto dal titolo “Sognare”. Unendo immagini e musica abbiamo dato molta più forza al disco e al libro che costituivano il lavoro».

Pianista, scrittore,  creativo dallo spirito pop...

«È stato Enrico Ruggeri a definirmi pop quando ci siamo incontrati ad una trasmissione di Red Ronnie. Scrittore per aver pubblicato qualche libro di poesie, anche se mi sono fermato, in quest'ultimo periodo, per concentrarmi sulla musica e la creatività. Ho già pronte però altre poesie inedite. Mi piace spaziare nelle varie forme artistiche».

Le tue sono melodie minimal per descrivere storie di giovani amori astratti e futuribili.

«La scuola è quella. Il minimal è un filone che arriva da Erik Satie, Philip Glass e tutta la scuola di quegli anni. Oggi noi siamo figli di questo genere. Quello che sto cercando di fare con il progetto “Gate”,  insieme al mio produttore Mattia Rissone, è prendere sonorità che fanno parte di una musica orientale che viene dal clavicembalo e unirla al pianoforte classico. Infatti, i brani di Gate sono un punto di rottura.  Bene il minimalismo ma con Mattia stiamo cercando di cambiare un po’ registro».

Nel 2009 è uscito il disco “Sognare Parte 1” e il libro “Sognare”. In sette anni DeLord come è cambiato?

«Io mi considero un pianista un po' anomalo. Un compositore prende dei fogli  di carta e butta giù dei brani. Io invece non scrivo la mia musica su un pentagramma ma tutto nasce dall'improvvisazione. Se ho un'idea in testa la registro e poi cerco di elaborarla al pianoforte. Insomma per molto tempo è stato tutto improvvisato, mentre adesso sto anche studiando composizione per dare un senso più strutturato a quello che faccio».

È vero che negli spettacoli per le tue luci usi  lampade che crei tu stesso?

«È un'idea che è nata nel 2013. Ho portato in giro nei teatri italiani uno spettacolo ed avevo necessità di avere una scenografia particolare. Siccome a casa avevo vecchi televisori degli anni 60/70, li ho modificati togliendo le valvole per riempirli di luci. Quest'anno li ho accostati anche ad un percorso musicale. Ogni televisore ha una canzone di riferimento e la si può scoprire tramite un sito web collegato».

Con “Lola corre” hai affrontato anche temi come la prostituzione e la violenza sulle donne.

«Credo che la musica debba far riflettere le persone. Quando scrissi questo brano in  Italia c'era un acceso dibattito su queste tematiche. Io  ho voluto dire la mia.  Si  fanno tante manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica  e poi ci si dimentica di tutto. Secondo me è un tema che va affrontato insieme e, durante i miei concerti,  cerco di sensibilizzare la gente».

Lo scorso anno con l'uscita del singolo “Un respiro” hai dato vita al nuovo progetto “Glass”. A che punto sei?

«È ancora in fase di elaborazione. Adesso mi voglio concentrare su Gate, visto che a fine anno uscirà il cortometraggio conclusivo».

Nicola Calicchio  

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