Gazzetta di Modena

Trame di disagi esistenziali

di Michele Fuoco
Trame di disagi esistenziali

Nelle Cantine degli Scolopi le sculture di Carlo Pazzaglia

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FANANO. La sua ammirazione va a Caravaggio, El Greco, Goya, ma anche a Giacometti, Brancusi e Modigliani. A questi maestri guarda con stupore Carlo Pazzaglia (studi alla facoltà di archittetura a Venezia) che ha scoperto la sua vocazione all'arte, nel 1969, a 17 anni, con una serie di disegni, a mo' di fumetto, dove un personaggio fa delle proprie azioni, anche di rivolta, il motivo fondamendale della propria esistenza. Un lotta, forse senza speranza, ma necessaria alla vita, dove l'ingiustizia e la sofferenza non cessano mai, e l'azione e la sfida acquistano senso e valore, conferendo grandezza, libertà all'uomo in un universo assurdo. Di questi concetti si nutrono le sculture in ferro, ma anche in pietra, che Pazzaglia ha realizzato negli ultimi cinque anni a Vesale (Sestola) e ora presenta nelle Cantine degli Scolopi. La mostra inizia con tre sculture all'aperto, sul terrazzino d'ingresso del palazzo dl Comune, dove l'immagine di un bambino con palloncino, di un uomo e donna, di un vecchio con il suo bastone, prende significato in essenziali segni di ferro secondo un'articolazione da cui le schematiche figure mutuano un'energia vitale. Intensa è la meditazione sulla straordinaria avventura dell'uomo in sculture che racchiudono immagini di aridità, di cocenti delusioni, di una condizione di solitudine, ma anche di rievocazioni di avventure e incontri straordinari. E l'artista si affida, pure con ironia, all'invenzione narrativa sostenuta da una tensione formale che passa, nell'evidenza fortemente plastica ed espressiva, attraverso ciottoli di fiume raffiguranti guardiani, eroi, eretici, Prometeo, Aiace Talamonio; materiale in ferro di riciclo con incarnazioni di maschere, della colonna infame (colonna senza fine), di creatura primitiva, di Moai, di nature morte (mela per Eva, l'omaggio all'Ariosto), di un nudo anche con scarpe rosse, di una prigione, di Medusa, del buon cammino, della lampada magica. "Ecce homo" è il titolo di una scultura e della mostra perincicare come l'artista concentri l'attenzione sull'uomo. Gli accostamenti trasversali, mitici, letterari, culturali di Pazzaglia ai maestri si avverano non solo nei passaggi formali, ma anche nel riconoscimento di un pensiero forte su cui si fondava il loro lavoro. Emblematica è la figura che apre le porte del cuore, vero depositario di quelle "ragioni che la ragione - direbbe Pascal - non può comprendere".

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