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Spartiti a Carpi presentano “Austerità”

Spartiti a Carpi presentano “Austerità”

 Stasera, 5 agosto, dalle 21.30, nel chiostro San Rocco, la rassegna Coccobello ospita Gli Spartiti (Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò e Max Collini degli Offlaga Disco Pax) che presentano il loro...

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CARPI. Stasera, 5 agosto, dalle 21.30, nel chiostro San Rocco, la rassegna Coccobello ospita Gli Spartiti (Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò e Max Collini degli Offlaga Disco Pax) che presentano il loro primo disco “Austerità”. L’Austerità del titolo è il punto di incontro delle culture letterarie di Max (classe 1967) e quelle musicali di Jukka, nato nel ’76.

È stato proprio a partire dai primi esperimenti con Reverberi che Max ha iniziato a cimentarsi con testi letterari contemporanei e tratti dal lavoro di altri autori, a cui poi ha aggiunto l’arredo dei propri, in un labile equilibrio mantenuto anche nell’album. Un album che cerca di essere coerente al principio secondo cui la musica è politica prima nei modi in cui si propone che per suoni o contenuti.

 Tra le scelte stilistiche relative alla parte musicale spicca l’assenza di drum machine e batterie programmate, lasciando il compito delle ritmiche esclusivamente ai campionamenti. L’ambiente risulta eterogeneo, ma la convivenza di più registri è sempre funzionale alla narrazione e si coglie ugualmente una sensibilità univoca sia negli arrangiamenti che nel senso melodico complessivo. Da tutto questo scaturisce un album nel quale, caso ormai raro nel grande prato verde della musica indipendente italiana, la new wave e gli anni Ottanta risultano, in merito al suono, non pervenuti.

L’incipit è “Io non ce la faccio”, che è anche l’inizio di uno dei libri più belli di Paolo Nori (Bassotuba non c’è). Segue a ruota “Austerità”, il primo singolo, la canzone che dà il titolo al disco e la chiave di volta che ha trasformato le ambizioni principalmente narrative di Spartiti in un laboratorio emotivo e sonoro dalle conseguenze imprevedibili. Al paragrafo successivo troviamo Babbo Natale, un brano in cui il lutto ideologico di intere generazioni di italiane e italiani viene elaborato attraverso gli occhi di un bambino (il testo è tratto da un racconto di Simone Lenzi dei Virginiana Miller).

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