Gazzetta di Modena

Almamegretta: a Carpi reggae e dub per guardare oltre le identità

di Chiara Bazzani
Almamegretta: a Carpi reggae e dub per guardare oltre le identità

«La nostra musica - spiega la band - è come un immaginario punto di contatto che coniuga sound lontani, da Merola ad Adrian Sherwood». Inizio alle 21.30 in piazzale Re Astolfo a Carpi

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CARPI. Questa sera gli Almamegretta arrivano in concerto a Carpi, alle 21.30 in piazzale Re Astolfo, per una tappa del tour estivo di promozione del loro nuovo lavoro discografico “EnnEnne” (Sanacore Records - distribuzione Goodfellas) uscito lo scorso 6 maggio.

La storica band napoletana, nata alla fine degli anni '80, torna con questo lavoro alla line-up originaria con Gennaro “T” Tesone, Paolo Polcari e Raiz, avvalendosi di una serie di collaborazioni già rodate e la voce recitante di Cristina Donadio, attrice teatrale e televisiva, per il brano “Votta a passà” insieme alle allieve del Liceo “Elsa Morante” di Scampia, Napoli.

Le canzoni scritte per EnnEnne risentono di diverse fonti d’ispirazione benchè al centro del loro mondo musicale continui ad esserci il dub di provenienza inglese, inteso più come metodo compositivo che nella sua accezione reggae vera e propria. Di seguito l'intervista alla band, in occasione del concerto di Carpi.

Come sarà il concerto di questa sera?

«La line up è una classica formazione a cinque. Lo spettacolo che stiamo portando in giro fa parte del tour estivo promozionale e presenta i pezzi del nuovo album ma comprende anche una selezione di quelli che sono diventati un po’ i classici del nostro repertorio».

Parliamo del nuovo album. EnneEnne è una sigla, che sta per “Nescio Nomen”. Come mai avete scelto questo titolo, che relazione c'è con voi, o con la vostra musica?

«Al momento di scegliere un titolo che potesse descrivere la musica che abbiamo suonato in questo disco... non ne abbiamo trovato uno. Semplicemente non conoscevamo il nome del genere che avevamo suonato. “Nescio Nomen!” significa appunto “non conosco il nome”: ovvio che la relazione che c'è tra il significato di questa espressione e l'uso che ne è stato fatto negli anni in burocrazia (definiva appunto i figli di cui non si conoscevano i genitori) ci mette immediatamente in relazione con essa. Da sempre la nostra musica è spuria e rappresenta l'incontro di elementi culturali molto diversi fra loro».

Qual è lo stile generale di questo album, e il messaggio che vuole proporre?

«Questo disco riproduce il suono che ci ha caratterizzato e resi celebri tra i nostri fan, la miscela tra reggae/dub e melodia mediterranea. Il messaggio, ancora una volta, è l'esortazione a saper guardare fuori i propri confini identitari».

Nell'album ci sono nove inediti e una cover di una canzone di Nino D'Angelo. Perché questa scelta? Mi pare che D'Angelo sia abbastanza lontano come stile e genere da voi, appartiene più a un filone melodico napoletano.

«Nino D'Angelo, Mario Merola, Pino Mauro fanno parte dei riferimenti dai quali abbiamo sempre attinto per comporre le nostre canzoni. Questo disco è stato mixato a Londra da un guru del dub come Adrian Sherwood: gli Almamegretta si collocano in un punto immaginario tra Nino e Adrian e questo crediamo che sia uno dei nostri punti di forza».

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