Contartese: il mio Shakespeare “indagato” in tre spettacoli
FORMIGINE. Al via questa sera la tre giorni dedicata a Shakespeare nel 400° anniversario della sua morte, con il progetto teatrale “Shakespeare in love”, che propone due spettacoli replicati nelle...
FORMIGINE. Al via questa sera la tre giorni dedicata a Shakespeare nel 400° anniversario della sua morte, con il progetto teatrale “Shakespeare in love”, che propone due spettacoli replicati nelle tre serate presso il Castello di Formigine: “Riccardo III, Rock Session”, e “Shakespeare in love”. Si parte stasera con la prima assoluta di “Riccardo III, Rock Session” alle 19 e alle 21.30 e in replica lunedì alle 23. Domani e lunedì alle 21 sarà proposto “Shakespeare in love”, dedicato ai diversi volti dell'amore, celebrati attraverso una miscellanea di brani del drammaturgo inglese. Per la regia di Tony Contartese, il progetto è curato dall'Associazione culturale Sted Teatro assieme a Crono Eventi, con il sostegno del Comune di Formigine e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Tony, partiamo da Riccardo III che va in scena stasera. Si tratta di un adattamento?
«Sì, in scena sarà Marco Marzaioli in un monologo accompagnato alla chitarra elettrica da Luca Perciballi, un musicista molto raffinato. Ufficiosamente posso dire che a Ottobre riceverà il Premio Gaslini. In questo lavoro ho fatto una riduzione del testo dove ho cercato di amplificare il concetto del male. Abbiamo pensato a Riccardo III come a una star del male. È un male che genera male. Il male è qui nella sua forma più ingenua».
Cosa intendi per forma ingenua del male?
«Intendo un male puro, Riccardo III dice: “Io sono un fanciullo in questo”, dunque è un male ingenuo, senza schermi. Noi ne facciamo poi un'opera rock, per cui il male viene raccontato in una forma lirica e musicale».
In scena Riccardo III è in costume?
«In scena lui è vestito in una versione contemporanea. Giochiamo con alcuni elementi, un secchio per la gobba di Riccardo, il piede malato è una scarpa color argento. Elementi simbolici che denotano una solitudine profonda, come tutte le star che raggiungono l'apice e rimangono sole. Ci ispiriamo al film di Sorrentino “This must be the place”. Ci ispiriamo a lui come star che ormai è decaduta».
Invece “Shakespeare in love” fa da contraltare al male di Riccardo III?
«Questo spettacolo è nato dal desiderio di riunire più lavori su Shakespeare fatti negli anni. Qui gli attori sono 9, due danzatrici, e tre musicisti (violino, contrabbasso e fisarmonica). C'è una fusione tra danza prosa e musica per un'ora di spettacolo. Ci siamo immaginati come una compagnia teatrale che, come in Amleto, arriva al Castello col suo carretto, stile commedia dell'arte, apre il palcoscenico e si mette a cantare l'amore, attraverso i personaggi di Shakespeare». (c.b.)
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