Le forme astratte del legno
Nello Studio Luigi Lorenzi presenta le sue sculture in faggio
SERRAMAZZONI. Dieci anni di scultura, dal 1985 al 1995, in cui Luigi Lorenzi, dopo l'esperienza con la pietra (arenaria di fiume) assunta nelle forme di figurazione analitica, si confronta con il legno per individuare nuove strutture di sintesi astratta. Glielo permette il faggio «un legno compatto, caldo - dice l'artista - con venature non invasive, capaci di conferire una maggiore purezza d'immagine alle opere» presentate nella mostra presso lo Studio di via Roma 169. Opere di modernità che non sacrificano la qualità estetica negli elementi di radicale legame indissolubile della scultura che l'artista trae da un unico pezzo di legno, lavorato con la sapiente perizia di un artigiano e con inesausta passione creativa. Rigoroso è il criterio di selezione delle forme che nulla abbandona all'improvvisazione. È una meditazione radicale sulla materia lignea, capace di accogliere, nelle trasformazioni radicali imposte dallo scultore, una nuova immagine in un rapporto ospitale, nuziale. Si assommano aspetti diversi della ricerca in una direzione con più sistemi di intrecci, che l'opera manifesta in soluzioni astratte che, tuttavia, suggeriscono una rappresentatività concreta: tango, maternità, figura femminile, veliero, il gatto e la volpe, dittatore. Ogni componente scultorea si fa presenza, innescando un processo di affioramento di immagini con possibili richiami a slanci di esaltazione di vita reale, ma anche di peso simbolico, quando l'essenzialità della costruzione raggiunge maggiore forza in un linguaggio che sembra diventare geloso della propria autonomia di significato, nelle risonanze delle magiche varianti delle articolazioni con cui si sviluppa l'opera. Inevitabile la sospensione di senso, e l'ansia della domanda detta titoli come dialogo difficile, contatto, richiamo, ancora, desiderio rapace, tormento, germoglio. Nella solennità del silenzio, di cui si connota ogni scultura, riesce a vivere il tempo del presente e della memoria, con i segni delle mutazioni che riescono a sorprendere e a manifestare molti aspetti segreti dell'esistere. Tutta l'opera di Lorenzi (proposta in mostre importanti: “Sette variazioni sul corpo” a Medole nel 2000; “La scultura” a Carrara nel 2002; “Morfogenesi” al Palazzo Ducale di Pavullo nel 2008; “Declinazioni dell'astrazione” a Vignola nel 2015, mantiene quell'affabulazione che si sprigiona dall'armonia della composizione.
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