Gazzetta di Modena

Al Giardino dell’Arte gli alberi parlanti di Dario Brugioni

di Michele Fuoco
Al Giardino dell’Arte gli alberi parlanti di Dario Brugioni

FAENZA. “Tronchi innaturali, profili di visi, sculture parlanti, materia vissuta, trafitta, sconvolta da esplosioni cromatiche. Si adagiano nello spazio del giardino come a sussurrare racconti, sono...

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FAENZA. “Tronchi innaturali, profili di visi, sculture parlanti, materia vissuta, trafitta, sconvolta da esplosioni cromatiche. Si adagiano nello spazio del giardino come a sussurrare racconti, sono presenze inquiete pronte a prendere movimento, proprio come in un giardino fantastico”. È il giudizio di Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, sulle opere ceramiche che Dario Brugioni espone, fino al 30 settembre, al Giardino dell'Arte (Der Kunst Garten) nella mostra alla quale partecipano, con i loro lavori, Alessandra Bonoli, Alfonso Leoni, Antonella Ravagli, Ivana e Saura Vignoli. E, naturalmente, le sculture polimateriche di Gianfranco Morini (il Moro), artefice con la moglie Angela del meraviglioso giardino dove tutto è arte, in campagna, nelle immediate vicinanze della città. Negli alberi, che recano segni di mutazioni, Brugioni avvera l'idea di metamorfosi di queste creature della natura che manifestano molti segreti del loro esistere, si sentono immerse nel flusso infinito del loro mutarsi, anche attraverso le ferite inferte dall'uomo. Nella imperiosa forma stabile e perfetta, di austerità classica, gli alberi non negano una condizione di precarietà e sembrano gridare il loro dolore, quasi ad incarnare aspetti dell'umana esistenza. «Il lamento degli alberi parlanti - sostiene l'artista sassolese, orginario di Fiumalbo - fa eco nelle nostre paure, rimanda ad un arcano mondo fiabesco dove l'antropomorfismo delle sculture ci confronterà con il nostro “avatar”. Foggiati con gres estruso, con le sue alterazioni e modificazioni dimensionali in simbiosi con gli smalti, le cristalline e gli ossidi, una volta affidati alle altissime temperature della fornace, vanno a ricalcare, disegnare risaltare o nascondere l'intervento dell'artista, in un procedimento che quindi vuole essere il più possibile simile a quello della natura, dove una pianta, cresce, si colora prende forma in maniera sempre diversa in base alla morfologia, alla chimica del terreno, agli agenti atmosferici. Ma purtroppo anche per la mano dell'uomo che la castiga in filari, la soffoca con fildiferro, la inchioda con cartelli e fili elettrici, la mutila in tutti i modi». Le opere toccano esiti di grande suggestione e acquistano originalità nella stupefacente ricchezza di linguaggi espressivi, con effetti di strasvolgimento del reale, partendo da immagini straordinariamente concrete. Intorno ad un nucleo tematico, come l'albero, ruotano motivi tematici differenti nell'intrecciarsi di piani narrativi. E ciò in consonanza con la vasta cultura dell'artista, direttore artistico della ditta “Forme 2000” (studi al Venturi di Modena e all'Accademia di Bologna, collabora con le principali riviste specializzate di ceramica) che spazia dall'arte anche antica (è autore di importanti pubblicazioni, tra cui “Le incisioni rupestri del Frignano”) alla letteratura, tanto che nel 2003 Brugioni ha ricevuto a Fiumalbo, suo paese natale, il premio per l'arte e la cultura. Un anno prima, Premio del concorso internazionale di ceramica per l'arredo urbano di Gualdo Tadino. Nel 2000 fonda l'Associazione Culturale “FMM” costituita da un gruppo di artisti ceramisti. Tra le sue opere pubbliche il pannello in bassorilievo commemorativo, in ceramica maiolicata, sulla casa natale di Pierangelo Bertoli. Sua, nel 2015, la scultura “premio Bertoli” consegnata agli Stadio. La mostra nella vicina Faenza merita una visita, perché con Brugioni espongono altri bravi artisti, veri maestri del “fare ceramica”.

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