L’arte vive nella disciplina
Al Centro Muratori maestri storici e autori del nostro tempo
MODENA. L'estate d'arte al Centro Studi Muratori ha messo insieme artisti del passato e contemporanei. A valore di esemplarità, per una esperta pratica anche di fattualità dell'opera, viene portata la pittura dai maestri modenesi soprattutto nelle nature morte. A partire da Elpidio Bertoli che con pochi frutti, di autonoma collocazione nello spazio, costruisce un quadro di robustezza d'immagine nella ricchezza di un colore intenso. Adesione alla concretezza esprimono le composizioni di zucche, ortaggi e oggetti della civiltà contadina, create da Adriano Boccaletti; frutti con fiasco e vaso di Levoni; di fiori e oggetti di Inigio Pagliani; nelle cose quotidiane che Bruno Semprebon porta a lirismo cromatico. A serbare una componente emotiva sono il vaso di fiori di Tino Pelloni e quello di Cesare Soli, le piccole realtà di disincanata visione di Gino Scapinelli. Fantasia costruttiva presentano vasi e oggetti di diversa natura di Claudio Spattini, con la luce che penetra nei giochi di toni. Informale, con esplosione di energia di elementi anche minimi, è l'opera di Filippo di Savoia. Il paesaggio, che racconta l'anima vera di un luogo, è quello di Carlo Bassini, di Gino Molinari, di Mauro (grande albero), di Gianni Cavani (castello). Ad angoli del paesaggio urbano è rivolto lo sguardo di Bertolini e Pulejo. Definito nella nozione di intimità è lo scorcio di case di Nereo Annovi, al quale una candela e una composizione di frutti conferiscono un'atmosfera metafisica. Una disincanta visione offrono i luna park di Rolando Mazzoli. Compenetrate nella ricca vegetazione sono le figure di Vanzetti, mentre quelle di Enzo Trevisi restano "stilizzate" nel disagio di collocazione precaria che offre l'opera grafica. Da apprezzare anche l'incisione di Anton Celeste Simonini. Col Duomo si rapporta Erio Baracchi che sceglie i leoni stilofori, e Alberto Cavallari (scomparso tre mesi fa) che raffigura i bimbi col momumento. Di Ermanno Vanni quadri in cui si avverte l'esigenza dell'artista di orientare la sua ricerca verso l'astrazione, un informale da "Ultimo Naturalismo". In mostra c'è pure un ritratto del 1969 del naif Guizzardi e non mancano sculture di artisti "storici" come il vignolese Ivo Soli (nudo femmnile) e il modenese Vittorio Magelli (bambine su sassi), ma pure di viventi come Cristina Roncati, Davide Scarabelli, Baldissarutti, Montecchi, Tavoni, Tavolarelli, Cerri, Schenetti.
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