A Vignola "Il Folle Volo" di Giuseppe Pesci
In piazza dei Contrari va in scena lo spettacolo ispirato alla Commedia di Dante. In scena Andrea Santonastaso con l'accompagnamento musicale di Andrea Candeli. La serata è patrcinata da Telethon
VIGNOLA. “E volta nostra poppa nel mattino, dei remi facemmo ali al folle volo”. Dalla terzina dantesca, non a caso l’Inferno, Giuseppe Pesci riprende lo stralcio di un concetto che applica al suo spettacolo “Il Folle Volo”, per l’appunto, che andrà in scena stasera, venerdì 2 settembre, alle 21 in Piazza dei Contrari.
“Il titolo è un abuso letterario – ironizza l’autore – che simboleggia il passaggio attraverso le Colonne d’Ercole, dove la sete di conoscenza spinge Ulisse oltre il mondo conosciuto”. Proprio le domande ultime sono il nocciolo del monologo che venerdì sarà interpretato dall’attore bolognese Andrea Santonastaso, sulle dolci corde di Andrea Candeli, chitarrista pavullese.
“Il Folle Volo” è una piece teatrale dal registro comico, che nasce “dalla storia di un ragazzo sfigato, che nella sua adolescenza sfigata si faceva domande sul senso della vita, provando a scrivere poesie” racconta Pesci, con un approccio oltremodo umile, per una persona che si occupa di cultura da decenni e regge la vicepresidenza della Fondazione di Vignola. L’opera è una “riunione di frammenti” su vari temi, riflessioni sulla vita e la letteratura “che il mio amico Santonastaso ha voluto epurare dal mio turpiloquio, nonostante io creda ancora che sia estremamente espressivo” scherza l’autore.
“La volontà è sì quella di riflettere, ma con un approccio leggero, che faccia ridere chi ascolta e possa fare scaturire qualche emozione”. Prosegue sull’origine del testo: “Qualche anno fa presentai il Poesia Festival e mi ritrovai a spiegare in pubblico cosa fosse la poesia dal mio punto di vista; fu così che raccolsi il materiale della mia gioventù, ma lo rividi con un occhio profondamente diverso: quello di un uomo di cinquant’anni, al quale la vita ha riservato una bomba atomica come l’incontro con la disabilità”. Il senso dell’esistenza è oggetto di millenaria filosofia, dalle domande ultime alla quotidianità, a contatto con le problematiche di tutti i giorni; tuttavia esso assume una luce ancora diversa quando ci si ritrova a fronteggiare una malattia genetica rara, della quale non si conosce praticamente nulla, come è accaduto all’autore dopo la nascita della figlia Caterina.
“Quando Santonastaso ha letto le prime pagine delle mie riflessioni, ha deciso che andavano inscenate e quindi mi sono ritrovato a metterle giù, superando il pudore che lo scrittore affronta nel rendere pubblico il proprio pensiero. Il filo conduttore dell’opera è quello dell’esperienza umana, che passa attraverso i secoli, la poesia, gli intellettuali e gli scienziati che ci hanno portato ad oggi, con le stesse domande dell’adolescente di allora, ma riviste sotto la luce leggermente cinica, o forse più consapevole, del padre”.
La serata, che in caso di maltempo sarà spostata in Sala dei Contrari, è patrocinata da Telethon, che sarà presente con un banchetto per la raccolta fondi dove la dr.ssa Chiara Vecchi, ricercatrice modenese che opera grazie ai fondi della stessa fondazione, potrà raccontare la sua esperienza diretta. “Ci tengo a specificare - continua Pesci - che Candeli e Santonastaso intervengono gratuitamente e solo perché credono nel progetto”. La disabilità diviene, in questa istanza, chiave di lettura della vita, offrendo allo spettatore una prospettiva diversa che è doveroso tenere a mente. Ma di fondo Giuseppe Pesci lascia trasparire che non vi è alcun pietismo o senso di ingiustizia, commentando con il sorriso a fior di labbra: “La vita è ingiusta e questa è una gran fortuna, altrimenti mia moglie non mi avrebbe mai sposato, quindi non posso di certo lamentarmi”.
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