L’energia dell’Orlando Furioso nell’arte di Zamboni e Bolzani
VIGNOLA. «Ci sono temi che uniscono tutti i popoli e tutte le epoche: l'importante è fare gente che si mena, che si picchia, e non c'è luogo dove l'artista non verrà accolto». Così, in tono...
VIGNOLA. «Ci sono temi che uniscono tutti i popoli e tutte le epoche: l'importante è fare gente che si mena, che si picchia, e non c'è luogo dove l'artista non verrà accolto». Così, in tono scherzoso e decisamente ironico, Nicola Zamboni ieri pomeriggio a Vignola ha introdotto la mostra “Cavalieri, viandanti e chimere”, nella quale, all'interno della Rocca e a Palazzo Contrari-Boncompagni (Barozzi), sono esposte sculture in rame sue e di Sara Bolzani “ispirate alle energie vitali dell'Orlando Furioso e alla pittura italiana del Quattrocento”. L'occasione è il quinto centenario della pubblicazione del poema ariostesco, e si intreccia con il Poesia Festival dell'Unione Terre di Castelli che omaggerà Ariosto con uno spettacolo di David Riondino, laboratori e un incrocio con la mostra organizzata dalla Fondazione vignolese, aperta i sabati e le domeniche fino al 25 settembre, con ingressi e visite guidate gratuiti. Anche con queste sculture decisamente vistose e fortemente dinamiche Zamboni continua la propria ricerca di un'arte frutto di un lavoro paziente e sistematico, di un'arte sedimentata nel tempo, giacché, come ha ripetuto più volte, «il tempo si vendica delle cose fatte senza di lui». L'artista, anche un po' in polemica con certa sedicente arte contemporanea, ama lavorare la materia per ricavarne l'intima essenza attraverso immagini che, in questo caso, sviluppano i temi dell'Orlando Furioso con quella che potremmo definire didascalica creatività. Il suo percorso si interseca con quello della Bolzani, più pacata e attenta alla ricerca puramente estetica, spesso dedicata alla figura femminile, così fortemente presente nel poema ariostesco. Astolfo, Bradamante, Rodomonte, Marfisa diventano così i protagonisti anche di questa bella mostra valorizzata dalla collocazione nella suggestiva cornice della Rocca medievale e degli ambienti cinquecenteschi di Palazzo Barozzi, a loro volta arricchiti da queste presenze che donano loro un senso nuovo, originale. Si viene accolti, in Rocca, da un'immagine dell'Ariosto che, armato di valigia, inizia il proprio viaggio verso la Garfagnana, dove viene inviato quale commissario estense. È un invito decisamente esplicito a lasciarsi andare alla seduzione di una vicenda itinerante attraverso cui si riscoprono brani salienti dell'Orlando Furioso, che, in certa misura, è anche una metafora dell'intera esistenza dell'uomo. Bolzani e Zamboni raggiungono in questo modo un obiettivo significativo, far sì che l'arte trasmetta il soffio di vita che è dentro di noi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
