La fotografia di Rive al Foro Boario esplora le meraviglie d’Italia
Vedere Napoli per poi innamorarsene. È capitato nell'Ottocento anche a Robert Rive, il fotografo di origini tedesche morto nel 1895, a 70 anni, nel capoluogo partenopeo
MODENA. Vedere Napoli per poi innamorarsene. È capitato nell'Ottocento anche a Robert Rive, il fotografo di origini tedesche morto nel 1895, a 70 anni, nel capoluogo partenopeo, che non ha potuto sottrarsi al fascino del Bel Paese. E questa partecipazione sentimentale Rive l'ha espressa con le sue fotografie da ieri all'8 gennaio al Foro Boario (ingresso libero). “Photographies d'Italie” è il titolo della mostra con immagini che fanno rivivere intensamente le meraviglie artistiche, architettoniche e della natura, capaci di determinare effetti di prolungato stupore, dei paesaggi di Genova, Torino, Milano, Roma, Venezia, Palermo, Taormina che i turisti del Grand Tour amavano visitare. L'importanza della rassegna è data anche dall'originalità delle immagini, persino di grandi dimensioni (cm 52x32) che fanno parte di un album inedito di 147 straordinarie vedute all’albumina che un particolare allestimento consente di apprezzare nella loro singolarità. Diventano, invece, un video le 49 fotografie del secondo album “Souvenirs de Naples” che manifestano emozioni vissute intimamente anche dall'artista. Domina Napoli vista dal Castello, con la Colonna dei Martiri, Palazzo Reale e Vesuvio, la strada Toledo, la grotta di Posillipo e la tomba di Virgilio, ma pure le bellezze delle località limitrofe, dal Tempio di Serapide e Anfiteatro di Pozzuoli, a Sorrento ammirata da Capodimonte, dai faraglioni e da Marina grande di Capri ad Amalfi, da Pompei (con la Casa del Fauno, la Casa di Diomede, la Strada delle tombe...) ad Ercolano al Tempio di Nettuno e quello di Cerere a Paestum. Le foto sono ricche di sentimento immediato per le cose, per la natura che vive la sua inviolabile esistenza anche nel rapporto con le costruzioni. «Viene spesso inserito - dice Chiara Dall'Olio - un elemento naturale che riconduce le vedute di città al paesaggio circostante. Rive ricerca un'inquadratura che incastona gli elementi come in una quinta teatrale e porta l'occhio dell’osservatore, attraverso una carrellata di piani orizzontali e verticali, verso il punto ove si inserisce l'elemento di chiusura, che appare come una rivelazione». La fotografia diventa parte dell'anima perché conferisce profondità e durata alla realtà, come indicano strada del Duomo a Milano, dove si scorge l'insegna della prima libreria Hoepli (1870 circa), Genova con la stazione di Porta Principe appena costruita (1860-65), Torino con Palazzo Madama e le rive del Po piene di panni stesi ad asciugare, Venezia con San Marco, il Palazzo Ducale e il Fondaco dei Turchi, Pavia osservata dal Ticino, Roma con il Monte Palatino dal tempio della Pace, Catania vista dal Molo, l'interno del Teatro a Taormina, la Porta Felice e il Museo con le Metope a Palermo. Dietro le immagini si cerca di indagare e precisare la storia dell'artista, il senso profondo della sua esperienza conoscitiva che sostiene l'idea di fotografia come senso e misura della realtà. Ha fatto un lodevole lavoro di ricerca Chiara Dall'Olio, curatrice, che ha selezionato le opere tra quelle di diversi album di Rive che i collezionisti hanno affidato agli archivi storici di Fondazione Fotografia. «Bravo l'artista - sostiene - ma scarsa la fortuna critica, tanto che sono pochi i dati che lo sfiorano appena. È di famiglia francese, ma nato intorno al 1825 a Breslavia, oggi città della Polonia, allora nel territorio prussiano. Si trasferisce a Napoli forse con due fratelli e apre uno studio fotografico. Partecipa nel 1867 all'Esposizione Universale di Parigi, ma i dettagli sul suo lavoro restano marginali». La mostra modenese constribuisce a mettere un nuovo tassello per la sua conoscenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
