Gazzetta di Modena

Tragedia e speranze in mostra a Modena: l’occhio dei fotografi racconta i profughi

Tragedia e speranze in mostra a Modena: l’occhio dei fotografi racconta i profughi

Sette allievi della Fondazione Fotografia in Grecia hanno documentato l'emergenza dei migranti: le immagini al Foro Boario

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MODENA. «Il progetto Lying in Beetween - spiega il direttore di Fondazione Fotografia Filippo Maggia - è stato molto complicato perché in Grecia il tempo era come sospeso. La stampa non era ammessa nei centri dei rifugiati gestiti dal governo: noi, grazie al lavoro diplomatico, siamo stati ammessi, ma la situazione non era semplice. Io stesso sono stato in un caso trattato in malo modo».

La mostra, curata dallo stesso Maggia al Foro Boario e visibile da oggi all'8 gennaio, rende conto del progetto maggiormente complesso di questi dieci anni dell'ente fotografico modenese. Fondazione Fotografia, nella scorsa primavera, ha infatti "sguinzagliato" nelle isole greche approdo per migliaia di profughi sette fotografi che hanno raccontato quella terribile realtà. La Gazzetta di Modena, alcuni mesi fa, ha anche anticipato parte dei materiali oggi presenti in mostra, dai quali emerge sì tanta malinconia, ma pure gioia di vivere.

Alla missione fotografica hanno preso parte sette fotografi italiani caratterizzati da sensibilità e stili differenti: Antonio Biasiucci, Antonio Fortugno, Angelo Iannone, Filippo Luini, Francesco Mammarella, Simone Mizzotti e Francesco Radino.

Ad affiancare le loro opere e a completare l'allestimento della mostra lungo il percorso si aggiunge anche un video realizzato da Andrea Cossu, Daniele Ferrero, Mara Mariani e lo stesso Maggia.

I sette fotografi hanno potuto quindi calarsi completamente nel contesto, dapprima documentando la loro esperienza in tempo reale, attraverso una cronaca fotografica quotidiana, condivisa attraverso i canali web e social di Fondazione Fotografia, successivamente, al rientro in Italia, ciascuno ha rielaborato il materiale raccolto da una prospettiva personale.

«Il reportage storicamente inteso - continua Maggia - è finito ai tempi di Peter Arnett della Cnn in Iraq, dopodiché sono emerse nei fotografi caratteristiche meno documentali e più artistiche. Tanto che molti modificano anche elettronicamente le loro immagini».

Biasiucci a Chios realizza immagini dalla forte poetica personale: ritratti di volti, mani e piedi che restituiscono spiritualità e umanità. Fortugno prende spunto dall'omologia tra la parola "Coo", nome italiano dell'isola di Kos, e la formula chimica del monossido di cobalto, "CoO". Così dà vita a temi quali la memoria e il ricordo. Iannone con le sue immagini richiama l'indeterminatezza del viaggio: sapere dove si vuole andare, ma non se si riuscirà a raggiungere l'obbiettivo, né soprattutto quanto durerà il tragitto. E' la storia delle persone in transito. Luini in mostra propone un lavoro nato dall'incontro sull'isola greca di Lero con un gruppo di giovani migranti afghani. Si tratta delle persone del centro di accoglienza "Pipka", allestito in una ex-caserma italiana costruita negli anni Venti, ai tempi dell'occupazione del Dodecaneso. Mammarella con le sue foto lungo il percorso ci presenta la paura dell'uomo moderno nei confronti del prossimo. Sentimento, naturalmente, in vertiginoso aumento poiché l'illusione di vivere in un mondo globalizzato ha - forse - reso l'uomo un po' troppo timoroso e diffidente. Mizzotti illustra le aree di servizio e di sosta, i porti, ferrovie e campi che si trasformano in aree permanenti per la sopravvivenza dei profughi. La permanenza di migliaia di persone ha quindi causato la trasformazione di queste aree in terra spersonalizzata. Radino, a Lesbos, ha invece realizzato una sorta di cartoline-ritratto di bella qualità.

INFO. Foro Boario, via Bono da Nonantola, tel. 059239888, www.fondazionefotografia.org.

Stefano Luppi

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