Gazzetta di Modena

Bestiario urbano di Stefano

di Michele Fuoco
Bestiario urbano di Stefano

Nelle Cantine degli Scolopi le macchine inutili di Grattarola

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FANANO. Lo scenario è quello di una realtà inquieta che Stefano Grattarola esprime con le sue sculture in marmo, pietra, ferro, legno, con disegni e tecniche miste su carta, esposti fino al 2 settembre nelle Cantine degli Scolopi. Per il quarantasettenne artista genovese che, dopo gli scudi accademici, ha voluto approfondire a Pietrasanta la lavorazione del marmo (di Carrara, nero del Belgio, trachite di Sardegna) e della pietra, è importante accogliere nella materia tensioni iconografiche attorno alla vita dell'uomo e delle cose. Un'operazione con accostamenti anche trasversali di elementi di viva ingegnosità che possono sembrare trasgressivi, mentre invece si esplicano in equilibrio e misura. Per questo l'opera, che si fonda su un sapere antico, sa trovare “dietro le apparenze”, forme allusive, significati simbolici, con rimandi alla condizione dell'uomo, impossibilitato a stabilire un'adesione alla natura che porta i segni di una nuova malinconia per la perdita della sua incontaminata purezza. Anche la tecnologia, che si fa ogni giorno più assillante e si pensava dovesse recare all'uomo una agevole esistenza, è lì a testimoniare ogni impossibilità di redenzione dalla sua angosciosa e martellante presenza, e a rivelarsi sempre più come negazione di un rapporto autentico tra la macchina e l'essere umano. Forte è il richiamo ad una operativa artigianale che la tecnologia nega. Il lavoro di Grattarola tesse cosi relazioni con un fare antico, con la fatica che l'opera d'arte impone, come evidenziano i tanti simposi a cui l'artista ha partecipato: a Vicenza, La Spezia, Udine, Oristano, in Belgio, Turchia, Brasile, e pure a Fanano, nel 2003, dove ha realizzato la scultura “Un posto sicuro”. Ecco quanto mettono in evidenza le opere su carta e in vari materiali, dal titolo “natura e lineamenta” e “macchine inutili” che si offrono come una sorta di bestiario urbano, le incombenti torri in ferro o legno alle quali lo scultore pare conferire aspetti di instabilità, forse di precarietà di fronte agli sconvolgimenti che la natura può improvvisamente determinare. Segnaliamo che presso la galleria Pedrocchi sono esposti la “Via Crucis” e altri dipinti di tema religioso di Achilli Moreno, Ballerini, Branconi, Italo Bortolotti, Carino, Leonelli, Mac Mazzieri, Manelli, Mezzacapo, Franco Murer, Passini, Ruglioni, Domenico.Simonini, Zapparoli, Zecchi, Mesini, Jica Mezea, Pierotti.

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