Liguria, una terra di maestri per la cultura poetica italiana
La conversazione del critico modenese centrata sull’opera di Sbarbaro e Montale «che dai loro luoghi natali hanno tratto energia e una riflessione esistenzialista»
CASTELVETRO. I poeti liguri “Da Sbarbaro a Montale” sono stati “indagati” ieri sera alle 21, nel Teatro di via Tasso, nel centro storico, nello spettacolo che ha visto Alberto Bertoni, docente di letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna, fare il punto sui due grandi autori, con accenni ad altri poeti liguri che occupano un posto importante nella letteratura italiana. La serata è stato l’evento principale della prima giornata “ufficiale” del Poesia Festival, che si era inaugurato la sera antecedente al Fabbri di Vignola, alla presenza delle istituzioni dei Comuni Terre di Castelli e Castelfranco che ospitano la manifestazione. Lo spettacolo è una produzione autonoma e originale del PoesiaFestival, nata da un’idea di Alberto Bertoni poi discussa e rielaborata all'interno del Comitato scientifico, composto anche da Roberto Alperoli, Roberto Galaverni ed Emilio Rentocchini. Una produzione collegata a una piccola tradizione che il PoesiaFestival ha intrapreso già da qualche anno e che coinvolge le radici geografiche della nostra poesia. In altri termini, si fa il punto su nomi noti della poesia nelle diverse regioni italiane. In questo caso, con l’aiuto di Diana Manea e l’accompagnamento musicale de I Liguriani, l'attenzione si è concentrata sulla Liguria e in particolare sulla Liguria dei primi decenni del Novecento.
«Regione di grande tradizione poetica, musicale e teatrale, incastonata fra il mare, la Toscana e la Francia, la Liguria - ha detto Bertoni - è terra petrosa e ventosa, luogo di porti e di coltivazioni a terrazze, perfetto per una poesia di metamorfosi e di contemplazione, di energia e di riflessione esistenzialista. In particolare, la Liguria ha offerto i natali e una serie di appropriati luoghi-simbolo a due grandi autori, che stanno all'inizio della nostra tradizione poetica moderna: Camillo Sbarbaro, straordinario soprattutto in “Pianissimo” del 1914; ed Eugenio Montale, futuro Premio Nobel e autore nel 1925 di un libro fondamentale come “Ossi di seppia”».
Lo spettacolo ha posto l'accento sulle loro sensibilità d'eccezione, ispirate da un paesaggio unico al mondo: e lo si è fatto con un’integrazione molto calibrata e serrata delle sintetiche riflessioni stilistiche e storico-letterarie di Bertoni, critico, studioso ed egli stesso poeta. Nel gioco delle differenze e delle differenziazioni, il luogo ha agevolato un movimento più libero di scambi, di rapporti: Sbarbaro che, pur nell'isolamento e autonomia e consapevolezza della forza della poesia, si e identificato nella Liguria mai scaduta semplice evocazione; e Montale che nel paesaggio geografico ha, con un suo timbro perfettamente riconoscibile, rispecchiato un mondo.
Un contributo fondamentale è stato dato, con le modulate letture dei testi scelti dalle raccolte dei due maestri, da Diana Manea, una delle attrici più brave e consapevoli della scena teatrale di oggi, cresciuta alla scuola di Luca Ronconi e di Claudio Longhi; e dalle impennate vocali e musicali dei “Liguriani”, un gruppo che anche di recente è stato definito come il più importante, brillante e creativo della ricca scena folk italiana. Non si è trattato, dunque, di una conferenza né di un semplice recital, ma di uno spettacolo a più intonazioni e a più voci, a partire dalle parole e dai versi di due degli autori più profondi e attuali della nostra poesia, arricchite di suoni e di pensiero.
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