Gazzetta di Modena

«La canzone? Intuizione, voce e testo»

«La canzone? Intuizione, voce e testo»

A Castelvetro Paolo Benvegnù ha parlato della musica e del suo “Earth Hotel”

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CASTELVETRO. Un Paolo Benvegnù che si è raccontato prima del suo concerto al Poesia Festival. Seduto nello spazio esterno del locale “Bicer Pin” ha risposto alle domande di Andrea Tinti, in una piacevole chiacchierata. Si è parlato della carriera, dalla sua genesi musicale fino al presente, come vive la musica e come quest'ultima fa parte della sua vita. «La canzone per me è un'armonia tra intuizione primigenia, voce e testo - racconta il musicista - negli anni poi ho capito che in realtà bisogna riportare l'essenza primigenia fuori e che tutto è fermo alla voce». Musica che ha sempre bisogno di amore che per l'artista è uno stato di non morte, come il significato della parola stessa “a-mors”: «Abbiamo bisogno di questo sentimento per sentirci, penso che l'essere umano femminile abbia una potenza che è qualcosa di enorme, davvero». Benvegnù ha pubblicato il suo ultimo album solista due anni fa, “Earth Hotel”, un album fatto di “stanze”: «Sono stanze di albergo. Il tutto è nato da una mia esigenza, ho sempre condiviso stanze con qualcuno e quindi l'idea di poter aver una stanza mia, un silenzio mio era qualcosa di affascinante e qui ho avuto il privilegio di raccontare delle storie, ogni brano è una storia». Un album che, come la sua musica, consiglia di ascoltare di notte, momento perfetto per le sue melodie: «Sono dischi notturni, ho un'essenza crepuscolare inoltre la luce ha un suono e il buio ci lega a con ciò che non conosciamo». Il successo secondo l'artista? «Non è niente, bisogna far succedere, oggi come oggi c'è troppo ego anche nella musica, bisogna toglierlo perché spesso ci si allontana dall'essenza delle cose». Alla domanda finale riguardante i rimpianti della sua vita afferma: «Forse l'unico vero è che ci ho messo troppo tempo a comprendere l'importanza dell'altro». (s.f.)

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