Gazzetta di Modena

«Recuperiamo la parola, è usurata»

di Michele Fuoco ;
«Recuperiamo la parola, è usurata»

«Oggi manca la capacità di fare silenzio dentro di sè. C’è un’infinità di discorsi che si sovrappongono»

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VIGNOLA. Per un anno Walter Siti ha pubblicato, di domenica, su "la Repubblica" articoli riguardanti poeti e loro poesie, di luoghi e tempi diversi. Quei testi apparsi sul quotidiano nel 2014 sono stati raccolti, con altri cinque poesie e relativi commenti, nel libro "La voce verticale" (Rizzoli) che lo scrittore modenese (vive però a Milano), Premio Strega nel 2013 con il romanzo "Resistere non serve a niente", ha presentato nel tardo pomeriggio di ieri, nella Sala dei Contrari della Rocca.

Il titolo del libro riflette il concetto che «il poeta ha un rapporto magico e verticale con la parola» che consente ai versi di acquistare forza e di essere letti in silenzio. «In questo volume - sostiene nell'introduzione Guido Mattia Gallerani - ha saputo raccontare la poesia al grande pubblico». Siti dice di aver scritto qualche poesia, solo per capire che era portato per il romanzo. Lo scrittore ricorda che i suoi compagni di liceo componevano poesia, ma lui si rifiutava di farlo, perché a casa si confrontava con i grandi francesi come Baudelaire e Rimbaud che erano (e sono) tutt'altra cosa.

«La poesia di Baudelaire - dice - ha una struttura ferrea. Allora ho cominciato a pensare che la poesia fosse una lingua speciale che ha bisogno di una trappola, di un marchingegno che per secoli è stato quello della metrica: rima, ritmo e forme strofiche. Un marchingegno che creasse una sorta di potenziale tra le parole che venivano messe dentro e quelle che stavano fuori. La poesia è, quindi, come un luogo dove le parole acquistano un'energia maggiore di quella che esse hanno nel senso comune».

Per l'intellettuale (è stato anche docente universitario), attento alla cultura di massa, è opportuno che il poeta riesca a fare talmente un vuoto dietro di sé per lasciare che le parole vadano da sole.

«Lasciare l'iniziativa, secondo Mallarmé, alle parole. Lasciarle dire quello che il poeta sa di non poter dire. Del resto, il poeta ha la consapevolezza di essere un trasmettitore, in quanto le parole arrivano e le trascrive. Ciò accade da Dante ai contemporanei. La poesia di Saffo ha espresso ciò che uno prova quando si è innamorato, tanto che per 2mila anni gli altri non hanno fatto che ripetere ciò che lei ha creato. Questo il segreto della parola poetica».

Siti ritiene che ci si può occupare di cose più volgari, basse, moralmente infami che, però, devono essere messe in trappola, dove le parole sono libere di dire ciò che vogliono.

«Ciò che manca ora - continua - è la capacità di fare silenzio, dentro di sé e qualche volta fuori. Siamo attraversati da una infinità di discorsi che tendono a sovrapporsi. Bisogna opporsi al logorio della parola alla quale è bene dare lo spazio che merita». E silenzio chiede Siti al pubblico nell'ascoltare alcune poesie per voce dell'attore e regista Sandro Lombardi, talvolta accompagnate da interventi, alla chitarra, di Andrea Candeli. Le poesie, che Siti ha commentato, sono "Via da tutto" di Emily Dickinson, "Più duro della rivoluzione" di Osip Mandel'Stam, "Solo con te, mamma" di Pier Paolo Pasolini, "Alla faccia vostra" di Konstantinos Kavafis, "Tragedia senza dialetttica" di Friedrich Holderlin, "Dolore della leggerezza" di Auden, "Surrealismo velato" di Garcia Lorca.

Per Siti la poesia sa dare risultati inaspettati e la parola in poesia testimonia che l'eccezione esiste.

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