Gazzetta di Modena

Spilamberto: le parole di Ungaretti diventano voce

di Chiara Bazzani
Spilamberto: le parole di Ungaretti diventano voce

Ultimo appuntamento del Poesia Festival con “Il porto sepolto”, un affascinante spettacolo a più voci diretto da Claudio Longhi a cent'anni dall'uscita del capolavoro omonimo di Giuseppe...

2 MINUTI DI LETTURA





SPILAMBERTO. Ultimo appuntamento del Poesia Festival con “Il porto sepolto”, un affascinante spettacolo a più voci diretto da Claudio Longhi a cent'anni dall'uscita del capolavoro omonimo di Giuseppe Ungaretti, raccolta di poesie sull'esperienza della Prima Guerra Mondiale. Lo spettacolo si è tenuto ieri presso la Rocca Rangoni. Di fronte a un pubblico numeroso che ha invaso anche il prato circostante, si è svolta la lettura integrale dell'opera di Ungaretti, nella versione originale del 1916 (“Il porto sepolto” è infatti stato ripubblicato più volte in anni successivi).

Lo spettacolo ha proposto una lettura corale con l'intervento degli attori Nicola Bortolotti, Michele Dell'Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, e gli intermezzi musicali di Pablo Del Carlo al contrabbasso e Claudio Ughetti alla fisarmonica. «Sono state spese tante parole per parlare della indicibilità degli orrori della prima guerra mondiale - ha spiegato Longhi - forse uno dei pochi modi che ci sono dati per parlare obliquamente, ma anche direttamente, di quel periodo, è il linguaggio della poesia. Molto spesso si è detto che per capire appieno la poesia di Ungaretti bisogna vederla stampata. Sicuramente il dialogo tra la pagina bianca e la parola scritta è importante - ha continuato Longhi - allora la lettura di oggi ci servirà a verificare come quelle parole possono risuonare quando si staccano dalla pagina e diventano voce».

“Incomincio il porto sepolto il primo giorno della mia vita in trincea”, così si apre la raccolta, con le parole di Ungaretti. Il poeta è nel Carso, nel 1915, sul Monte San Michele, e descrive le impressioni che quel luogo, quella realtà che sta vivendo gli suggeriscono: “Per un anno nelle trincee si svolsero i combattimenti. Ero in presenza della morte, della natura che imparava a conoscere un mondo nuovo, un mondo terribile... Ero un uomo che non voleva altro per sè se non i rapporti con l'assoluto... quella tragedia che portava l'uomo a incontrarsi con il massacro”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google