Gazzetta di Modena

Maranello un secolo fa prima dell’epopea Ferrari

Rolando Bussi
Maranello un secolo fa prima dell’epopea Ferrari

Volti e immagini del paese, che per 44 anni ha avuto anche la ferrovia

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MARANELLO. Che Maranello significa Ferrari (o viceversa) lo sa bene ormai anche Frau Merkel. Qui ha infatti sede dal 1943 la casa automobilistica fondata da Enzo Ferrari (non me ne vogliano gli abitanti di Maranello, ma l'orgoglio cittadino mi spinge a ricordare che Ferrari era modenese, e che qui era nato nel 1898, e che qui ha sede il Museo Enzo Ferrari, che racchiude due realtà distinte e complementari: la prima è la casa in cui nacque, "baricentro architettonico dell'intera area museale, la seconda è una galleria espositiva, l'ormai famoso "cofano" di alluminio giallo, che avvolge la casa natale come una mano aperta").

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Ma è certamente Maranello ad attirare turisti e tifosi che provengono da tutto il mondo per visitare il Museo Ferrari, dove sono esposti modelli storici e motori di auto sportive e da competizione, oltre a trofei e coppe, tute e caschi di piloti che documentano la storia di una delle più antiche scuderie della Formula 1. Alcuni edifici dello stabilimento Ferrari sono opera di architetti prestigiosi, da Massimiliano Fuksas a Jean Nouvel, alla Galleria del vento progettata da Renzo Piano e inaugurata nel 1997: nel tunnel della galleria vengono testate le vetture su di un tappeto mobile sincronizzato con la velocità del vento (per i collaudi "dal vero" delle auto bisogna però spostarsi fuori Maranello, nel circuito di Fiorano).

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Ma abbandoniamo per un attimo la Ferrari. Chi supera il centro di Maranello e prosegue lungo la via Giardini, che si inerpica subito verso l'Appennino, si imbatte a sinistra nel Castello, a lungo centro delle principali attività di quello che allora era un borgo, feudo dei marchesi Calcagnini.

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Il castello fu acquistato nel 1936 dal grande scultore Giuseppe Graziosi, che ne fece il suo luogo di lavoro e di studio fino al 1942, anno della sua morte. Chi prosegue arriverà all'altezza del "Gatto Verde", oggi definitivamente chiuso, ma dagli anni Cinquanta luogo rinomatissimo: i giovani modenesi arrivavano a frotte a ballare. Poco più oltre c'è un punto che tutti quelli che vanno a Serramazzoni conoscono: è la "curva di San Venanzio". Sessant'anni fa lì sono arrivato anch'io, ma con una vecchia bicicletta da donna anteguerra: una fatica bestiale!

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Maranello aveva quasi una ferrovia: fra il 1893 e il 1937 Maranello costituì il capolinea meridionale di una tranvia a vapore che la congiungeva con Modena. Il progetto di trasformarla in ferrovia e di prolungarla fino a Pavullo, pur cantierato e giunto in avanzato stato di realizzazione, non fu mai attuato.

Ma il 10 luglio 1906 era entrato in servizio un nuovo tipo di omnibus-automobile sulla linea Maranello-Pavullo: due corse al giorno, con un biglietto che costava 3 lire. Il tempo impiegato era di 2 ore e 48 minuti.

Maranello (32,58 kmq con poco più di 17.000 abitanti: erano soltanto 6.606 nel 1951), a cui nel 2009 Giorgio Napolitano ha conferito il titolo di città, ha molte frazioni, che in buona parte conservano l'aspetto rurale precedente all’industrializzazione: Fogliano (con la Pieve), Gorzano, Pozza (su cui ci soffermeremo ancora la prossima puntata), San Venanzio, Torre delle Oche, Torre Maina, caratterizzata da calanchi argillosi che si incontrano risalendo la via Vandelli. Vicino a Pozza si trova la villa Rangoni Machiavelli. L'attuale proprietà, la famiglia Degli Antoni, ha ripristinato l'originaria denominazione, Villa Bice.

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Qui un grande imprenditore di Carpi, Umberto Severi, aveva ospitato la sua straordinaria collezione di scultura contemporanea. Una collezione che ho conosciuto molto bene perché ne ho curato il catalogo. Opere in gran parte vendute dopo il fallimento dell'imprenditore: non posso dimenticare la bellissima scultura di Henry Moore davanti all'ingresso, o la Venere blu di Yves Klein che accoglieva i visitatori all'ingresso. Che peccato!

P. S.

Chi voglia sapere "tutto" su Maranello, e non accontentarsi delle mie poche righe, deve assolutamente sfogliare i volumi prodotti nel tempo con grande passione da Silvano Soragni.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

 

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