Gazzetta di Modena

Filumena, la Cavani a Carpi debutta nella regia teatrale

Filumena, la Cavani a Carpi debutta nella regia teatrale

Con il classico di Eduardo prima prova di regia in prosa per la regista carpigiana. In scena D’Abbraccio e Gleijeses. L'evento in occasione dei 25 anni della Fondazione Cr Carpi

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CARPI. La Fondazione Cassa Risparmio Carpi compie 25 anni e, per l’occasione, porta in teatro, a Carpi, una delle più famose battaglie per il diritto al rispetto ed al riscatto firmata da Eduardo: “Filumena Marturano”, prima regia teatrale di Liliana Cavani. Tra i capolavori di De Filippo, Filumena Marturano è uno dei personaggi più riusciti nella drammaturgia italiana del Novecento, una pennellata di prosa neorealista che mescola sapientemente dramma e comicità, un meccanismo teatrale perfetto, un'opera ancora attuale, a 70 anni dalla sua stesura, tanto che non si contano le sue edizioni in tutto il mondo e le sue traduzioni in tutte le lingue.

Stasera, 7 ottobre, alle 21, al Teatro Comunale, la prova generale con ingresso gratuito, domani (alla stessa ora) e domenica (nel pomeriggio) la rappresentazione con ingresso ad invito. Con Liliana Cavani altri due nomi, fra i maggiori conoscitori del teatro di Eduardo: Mariangela D’Abbraccio, nei panni di Filumena, e Geppy Gleijeses, in quelli di Domenico, lo spavaldo don Mimì.

Una produzione teatrale Gitiesse Artisti Riuniti, presentata in anteprima al 59° Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove è stato accolto da un pubblico competente e appassionato, e da una critica, che ha attribuito il merito di questo successo alla grande regista carpigiana, che supera con maestria la prova del suo debutto nella prosa; alla particolare bravura degli interpreti (insieme a D’Abbraccio e a Gleijeses, anche Mimmo Migneni, Nunzia Schiano, Elisabetta Mirra, Fabio Pappacena, Ylenia Oliviero, Gregorio De Paola, Agostino Pannone e Eduardo Scarpetta), che riescono nel difficile compito di restituire personaggi complessi e non scontati; oltre che alle scene e ai costumi di Raimonda Gaetani, e alle musiche di Teho Teardo.

Costretta alla prostituzione dalla povertà, la giovane Filumena incontra don Mimì, Domenico Soriano, che la convince ad abbandonare l’antico mestiere sotto la promessa di “mantenere” il loro amore. Per 25 anni la donna aspetta in silenzio, riservata e affettuosa, che l’uomo faccia un passo avanti, fino all’annuncio delle nozze cui don Mimì intende convolare con una giovane e procace infermiera. Ferita, Filumena decide di averne abbastanza, finge di essere sul punto di morte e costringe Domenico a sposarla. Scoperto l’inganno, l’uomo va su tutte le furie, Filumena con dignità acconsente alla pratica di annullamento ma rivela di avere tre figli, che ha sostenuto e seguito a distanza, uno dei quali è di Soriano, ma non rivela quale perché non vuole che vi siano favoritismi, lei è madre “a tutte e tre”, perché “e’ figlie so’ ffiglie…e so’ tutte eguale”.

Alla fine don Mimì si libererà della fidanzata e sposerà Filumena, accettando i tre figli, per non perdere il proprio. Nel dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, De Filippo dichiarava di aver inteso rappresentare un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente, e prefigurarne la dignità e la volontà di riscatto. Come in un ideale ring immaginario, Filumena Marturano e Domenico Soriano, si affrontano per far valere le loro ragioni, dietro cui si celano verità troppo a lungo nascoste e sentimenti esasperati. Come da tradizione, Eduardo De Filippo parte da una reazione emotiva dei personaggi per sviscerare quello che lui definisce come “il conflitto tra individuo e società”.

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