Gazzetta di Modena

stagione “tipì”

«Con “Fantine” una rilettura dei Miserabili in chiave attuale»

di Serena Fregni

SAN FELICE. Spettacolo che inaugura la rassegna di teatro partecipato, “Tipì”, nei comuni della Bassa “Fantine” della compagnia Teatro Ma andrà in scena stasera all’Auditorium. Scritto e diretto da...

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SAN FELICE. Spettacolo che inaugura la rassegna di teatro partecipato, “Tipì”, nei comuni della Bassa “Fantine” della compagnia Teatro Ma andrà in scena stasera all’Auditorium. Scritto e diretto da Michele Mariniello, il monologo interpretato da Sara Drago è ispirato a “Fantine”, figura femminile de “I miserabili” di Victor Hugo. Il contesto ottocentesco diventa la periferia di una grande città dove la protagonista racconta la miseria del 2016, non quella materiale ma dell’anima.

Da dove nasce l’idea di riprendere il personaggio del romanzo “Fantine”?

«L’idea nasce dalla voglia di lavorare con Sara, la protagonista del monologo che ha fondato insieme a me la nostra compagnia. Volevamo lavorare su un monologo e questo ci piaceva molto. In particolare l’idea di parlare di paesi di provincia, della periferia».

E la scelta del romanzo di Victor Hugo?

«Era da tanto tempo che volevo lavorare sui “Miserabili” e Fantine mi sembrava un buon punto di partenza così è nato il monologo».

Dall’800 a oggi, cosa è cambiato rispetto al romanzo?

«I Miserabili è un romanzo dell’800 scritto in un contesto romantico, quindi siamo andati a cercare punti che potessero andare bene per la nostra storia. Il primo obiettivo era di capire come potevamo collocare il personaggio di Fantine, nel romanzo una “trovatella”, ma non ci piaceva citare orfanotrofi che appartengono di più al secolo scorso e quindi abbiamo pensato di raccontare l’assenza genitoriale al giorno d’oggi. C’è una presenza dei genitori che però è assenza, in realtà non ci sono mai stati. Ci interessava parlare dei miserabili dell’anima ma conservando un lato romantico, l’amore che ti può salvare».

Lo spettacolo è un monologo, come è la scena?

«La struttura della storia è un flashback continuo in quanto Fantine all’inizio del romanzo muore quindi abbiamo voluto collocarla in una sorta di coma, di limbo in cui lei rivede tutta la sua esistenza, quindi si inizia da un letto di ospedale che poi però diventa un mondo, tutta la scena».

Parlando di Tipì, voi eravate già stati nella bassa con Ert dopo il terremoto, come descriverebbe questa esperienza e il ritorno nella Bassa?

«Questa è un’iniziativa splendida, fatta con le nostre forze ma soprattutto con il sostegno degli abitanti. Con loro abbiamo creato un rapporto unico e per la prima volta ho capito il vero senso del mio lavoro, fai uno spettacolo perché c’è bisogno di un sostegno pubblico e morale. Quando siamo andati via perché era finito il progetto, sentivo una mancanza e quindi siamo tornati».

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