Valerio Manfredi: «Il mio Teutoburgo indaga sull’Europa»
MODENA. “Teutoburgo”, nuovo romanzo di Valerio Massimo Manfredi, in libreria del 9 settembre, ha conquistato subito la vetta delle classifiche dei libri più venduti di autori italiani con oltre 100...
MODENA. “Teutoburgo”, nuovo romanzo di Valerio Massimo Manfredi, in libreria del 9 settembre, ha conquistato subito la vetta delle classifiche dei libri più venduti di autori italiani con oltre 100 mila copie. Il romanzo, pubblicato da Mondadori, viene presentato oggi alle 17,30 al Forum Monzani.
Mi pare che questo romanzo faccia riflettere sui sentimenti, passioni forti, come forte è il richiamo alle proprie origini di uno (Arminius) dei due fratelli germanici che, dopo la loro cattura, vengono educati a Roma...
«Era una pratica molto diffusa ai tempi di Augusto: orfani di avversari sconfitti venivano allevati ed educati. Se si trattava di popoli non del tutto assoggettati, i figli dei principi e dei capi venivano presi come ostaggi ma trattati con riguardo e istruiti, romanizzati. Da adulti potevano essere rimandati nei loro paesi a governare in nome di Roma. Arminius e suo fratello Wulf-Flavus vengono educati nella scuola militare e diventano cittadini romani. Arminius, però, si rivolta contro il popolo che lo ha accolto. Alla Battaglia di Teutoburgo è un eroe germanico un po' imbarazzante. Il fratello Flavus resterà fedele a Roma per tutta la vita».
La battaglia di Teutoburgo ha segnato le sorti di Roma?
«In maniera molto pesante. Roma vendicò quel massacro sei anni dopo. Germanico, nipote di Tiberio diventato imperatore, sconfisse la coalizione germanica, ma non riuscì a ribaltare le sorti dell'espansione romana in Europa. Per Augusto era stato uno choc riportare il confine al Reno, mentre il suo intento era di estenderlo a 600 chilometri ad Est. Ciò avrebbe avuto conseguenze straordinarie: forse l'Europa era già fatta nel senso che l'unificazione della parte germanica, latina e celtica avrebbe fomato un'unica cultura, un'unica civiltà. Forse non ci sarebbero state le invasioni barbariche perché tutti quei popoli sarebbero stati lì in confini comuni. Sarebbe cambiato il futuro dell'Europa e del mondo. Si è detto che con Teutoburgo Roma perse la Germania e la Germania perse Roma».
Il romanzo coniuga il saggio storico e l'invenzione narrativa. Qual è il rapporto con gli altri romanzi?
«È un'altra storia che ci interessa molto più da vicino: il problema dell'integrazione, dell'Unione Europea. E il Reno segna ancora il confine tra paesi germanici e latini. Il libro affronta aspetti più attuali di quelli del racconto epico “Il mio nome è Nessuno”».
Nei suoi scritti è sempre viva la cultura dei luoghi e dei personaggi...
«Si tratta di caratteristiche obbligatorie per un romanzo fatto in altra epoca. Tutto ciò che è accettato come reale (personaggi, luoghi e ambienti) deve essere scrupolosamente rispettato. Il resto si può ricostruire con l'immaginazione: i personaggi con le loro passioni, speranze, riflessioni, aspirazioni. La letteratura ha la capacità di ricreare la storia e tutti gli elementi della vita nella stessa pagina».
I suoi romanzi sono amati dai lettori. Qual è il segreto?
«È la forza delle emozioni, la capacità e la possibilità di vivere in altre epoche, in altri luoghi come se tutto fosse reale. Da ricordare, però, che la metà delle mie opere è nel presente o in un recente passato. E ciò non viene mai considerato».
Che cosa le dà felicità nello scrivere un romanzo?
«Il romanzo mi dà anche dolore, ansia, partecipazione. Descrivendo il massacro a Teutoburgo mi sentivo romano e sono stato male. Il maggiore attaccamento a questa storia è vivere un'avventura straordinaria che il mio destino personale non mi avrebbe mai concesso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
