Gazzetta di Modena

palazzo dei diamanti

Capolavori modenesi a Ferrara per la mostra omaggio ad Ariosto

Capolavori modenesi a Ferrara per la mostra omaggio ad Ariosto

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FERRARA. A Palazzo dei Diamanti si celebra fino all'8 gennaio Ludovico Ariosto (Reggio 8 settembre 1474 - Ferrara 6 luglio 1523) l'autore di tre edizioni dell'Orlando furioso pubblicato nel 1516, nel 1521 e nel 1532. In occasione della prima edizione di 500 anni fa nasce una delle mostre più interessanti degli ultimi anni: “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” dove si trasforma sostanzialmente il libro in oggetti strepitosi provenienti dai principali musei del mondo. I curatori scelti da Ferrara Arte, Guido Beltramini e Adolfo Tura affiancati da Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi, restituiscono l'universo di immagini che popolavano la mente di Ariosto mentre componeva il Furioso. In questo modo si ricostruisce l’epoca della corte Estense - prima del trasferimento a Modena Capitale nel 1598 - del 500 con i visitatori che sono condotti in un appassionante viaggio composto da opere di Paolo Uccello, Andrea Mantegna, Leonardo, Raffaello, Tiziano, Dosso Dossi, Giorgione, provenienti dalla raccolta della regina Elisabetta II, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dagli Uffizi, dal Louvre. Tra i principali musei prestatori anche la Galleria e la Biblioteca Estensi visto che larga parte della collezione arrivò a Modena insieme agli Este. È presente ad esempio la tavola con Lucrezia, Bruto e Collarino realizzata da Ercole de' Roberti e Giovan Francesco Manieri nel 1486-93: l'opera era nello studiolo di Eleonora di Aragona madre di Isabella d'Este. La straordinaria lastra in marmo realizzata da Antonio Lombardo nel 1513-15 raffigura Marte e richiama la cultura antiquaria della corte di Alfonso I d'Este. Ma soprattutto desterà sorprese la Carta del Cantina della Biblioteca Estense realizzata nel 1501-02: la fece realizzare Ercole I ed è la prima mappa al mondo in cui compaiono le Americhe. Un documento dunque eccezionale, bello da vedere come ad esempio la Sella da parata con le armi di Ercole I d'Este anch'essa conservata in città. Negli anni dell'Orlando Furioso maturano espressioni figurative nuove, trionfa quella che Vasari chiamerà la “maniera moderna”, capitanata da Raffaello, Leonardo e Michelangelo. Anzi: il poema anche a causa di questi cambiamenti nella seconda edizione del 1532 si purificò di certi accenti dialettali a favore di una lingua classica “nazionale”. Oltre a quanto citato in mostra c'è tantissimo. Lasciamo la curiosità al lettore, basti pensare che c'è il “Baccanale degli Andrii” di Tiziano, uno dei capolavori del Camerino delle pitture di Alfonso che, concesso dal Museo del Prado, torna a Ferrara dopo quasi cinquecento anni.

Stefano Luppi

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