Gazzetta di Modena

Pietro Valenti: «Vie, un patrimonio di relazioni fra artisti e spettatori»

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Pietro Valenti: «Vie, un patrimonio di relazioni fra artisti e spettatori»

Da oggi al 23 ottobre dieci giorni fra Modena, Carpi, Vignola e Bologna con spettacoli, incontri, presentazioni e con il percorso di formazione per giovani attori legato al progetto Prospero

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Debutta stasera la 12esima edizione di Vie, che ci accompagnerà fino a domenica 23 portando nei teatri di Modena, Carpi, Vignola e Bologna spettacoli della scena contemporanea tra danza, teatro, musica e cinema. Abbiamo incontrato Pietro Valenti, direttore di ERT, che quest'anno porterà a termine il proprio mandato.

Come nasce Vie, dodici anni fa?

Il festival nasce per dare la possibilità agli operatori di vedere più di uno spettacolo al giorno e per costruire relazioni tra i gruppi della nostra regione e altre compagnie internazionali. Vie non ha mai avuto una linea tematica. Fare rete è la nostra risorsa e i contatti nei vari paesi ci tengono aggiornati rispetto alle nuove proposte. Il nome Vie richiama proprio le vie da percorrere verso il teatro, la curiosità necessaria a scoprire artisti meno noti.

Ci racconta l'edizione 2016?

Sono molto felice di ospitare artisti con i quali sono in atto relazioni da diversi anni, pensando a maestri della scena internazionale e a gruppi italiani e della nostra regione. Anche quest'anno, infatti, ospitiamo i Belarus Free Theatre, artisti di altissima qualità che nel loro paese sono perseguitati politici. Dalla Cina arriva Wang Mengfan, regista ventisettenne dello spettacolo "50/60", proposta che prende spunto da Pina Bausch per lavorare con donne anziane sul ballo libero tradizionale. Noi in Cina abbiamo portato Virgilio Sieni, artista che sarà a Vie in prima assoluta con una coreografia ispirata alle nature morte di Giorgio Morandi.

Avete sempre prestato particolare attenzione alla formazione dei giovani artisti...

È vero. il progetto Prospero da anni fa incontrare scuole di teatro europee. Diamo voce a quelle che crediamo essere le risorse del teatro di domani. Inoltre seguiamo i gruppi giovani più promettenti finché non sono autonomi, come nel caso dei Motus, che quest'anno festeggiano venticinque anni di attività. Il progetto di Antonio Latella, "Santa Estasi", è un esempio perfetto di come si possa creare uno spettacolo di qualità pur dentro un percorso di formazione. ErosAntEros e Collettivo Cinetico sono i due gruppi che adesso stiamo seguendo. I primi propongono "Allarmi!", lavoro sui nuovi fondamentalismi, dei secondi ospitiamo "Sylphidarium".

Dopo dodici anni, qual è l'eredità di Vie?

Le relazioni hanno creato una rete. Abbiamo accompagnato molte compagnie prestando attenzione alle esigenze degli artisti, un processo che ha portato a farle conoscere; ospitando in Italia lavori internazionali siamo cresciuti con il nostro pubblico, che è sempre più consapevole. L'offerta di Vie è unica in Italia e ha rappresentato una "palestra" per molti gruppi, che si sono misurati con un pubblico attento e di addetti ai lavori.

Cosa consiglia a chi si avvicina a Vie per la prima volta?

Curiosità per le proposte artistiche di realtà lontane e voglia di vivere il festival come occasione per meglio comprendere noi stessi attraverso il teatro contemporaneo.

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