Rileggere Sartre: il peso del giudizio negli anni Duemila
La famosa affermazione di Jean Paul Sartre "l'inferno sono gli altri" non si limita a denunciare la complessità e la difficoltà dei rapporti umani, ma vuole mettere in luce come la costante...
La famosa affermazione di Jean Paul Sartre "l'inferno sono gli altri" non si limita a denunciare la complessità e la difficoltà dei rapporti umani, ma vuole mettere in luce come la costante preoccupazione del giudizio altrui sia capace di generare un vero e proprio "inferno" anche in terra. "A porte chiuse", diretto da Andrea Adriatico, in prima assoluta a Teatri di Vita questa sera alle 21.00 e in replica fino al 18 ottobre, si ispira a "Huis Clos" dell'intellettuale e filosofo esistenzialista francese, in cui si mostra come la conoscenza che ognuno ha di se stesso si basi sull'opinione che gli altri hanno di noi. Per Sartre, ciascun essere umano ha una grande libertà che gli consente sia di determinare le proprie azioni e il proprio comportamento ma anche di sottoporsi al giudizio altrui, condannandosi a stare nell'inferno anche in vita. Questa pièce di fama mondiale, scritta negli anni '40, è stata riletta nella drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi, che riflettono sulle relazioni con gli altri, sulla libertà e sul fardello del giudizio nel mondo di oggi. Dal dialogo dei tre personaggi, incarnati da Gianluca Enria, Teresa Ludovico e Francesca Mazza (più volte premio Ubu), emerge il peso del controllo della società, variato nella forma ma non nella sostanza nel corso dei decenni. Ognuno è boia degli altri, il dialogo scava nelle colpe del passato tra sospetti, ricatti e insinuazioni e costituisce la condanna di questo inferno "a porte chiuse". In attesa di assistere al debutto, riflettendo sulle premesse di Sartre una domanda sorge spontanea: se gli altri sono il nostro inferno, noi siamo quindi l'inferno degli altri? Natalia Guerrieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
