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la recensione

“Santa Estasi”: la tragedia classica vissuta nel tempo presente

“Santa Estasi” di Antonio Latella, ripreso al Teatro delle Passioni di Modena fino a ieri, dipinge otto ritratti di famiglia, sguardi diversi sulle vicende della stirpe di Atreo. Otto spettacoli in...

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“Santa Estasi” di Antonio Latella, ripreso al Teatro delle Passioni di Modena fino a ieri, dipinge otto ritratti di famiglia, sguardi diversi sulle vicende della stirpe di Atreo. Otto spettacoli in un impianto scenografico essenziale: pochi oggetti simbolici che gli attori plasmano attribuendogli di volta in volta significati diversi. Spesso gli interpreti, anche quando non sono impegnati in un ruolo specifico, restano sulla scena per diventare “osservatori attivi”. Spicca nelle rappresentazioni l'uso di un linguaggio che oscilla dal verso classico a forme colloquiali, abbassando repentinamente il valore aulico della parola poetica. Talvolta il logos subisce marcate deviazioni, viene destrutturato in puro suono, in gorgoglìo, nel tentativo difficile di esprimersi, di farsi capire, come la preghiera che Oreste rivolge al padre in “Eumenidi”. Con il mantra spossante e marziale presente in “Agamennone” o la moltiplicazione della protagonista in “Elena”, viene marcata la presenza del Coro. Spingendo al parossismo alcuni momenti dell'azione, sia in senso parodistico che drammatico, “Santa Estasi” si trasforma in una riflessione contemporanea sul classico e sottolinea come l'importanza del racconto - del mito - sia il solo modo che l'uomo ha per riconoscersi e crescere.

Marzio Badalì

Alessandro Carraro

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