Dopo oltre tre secoli riscoperto un oratorio di Antonio Ferrari
MODENA. Nel 1677 fu eseguito per la prima volta a Modena un oratorio del musicista modenese Antonio Ferrari, su libretto di Giulio Giuseppe Manzini, composto in onore dell'Altezza Serenissima...
MODENA. Nel 1677 fu eseguito per la prima volta a Modena un oratorio del musicista modenese Antonio Ferrari, su libretto di Giulio Giuseppe Manzini, composto in onore dell'Altezza Serenissima Francesco II d'Este. L'oratorio ha per titolo: “Il senso depredato nell'abbandono del mondo dal gloriosissimo San Contardo D'Este”. Si deve all'opera di Lorenzo Malagola Barbieri e del maestro Davide Zanasi, entrambi modenesi, la scoperta di questa partitura nella Biblioteca Estense e l'esecuzione avvenuta venerdì nella Chiesa Oratorio di San Carlo. L'opera è dedicata alla figura del santo estense Contardo D'Este morto nel 1249 mentre si recava a Santiago di Compostela. Dopo aver ricordato le lotte tra Guelfi e Ghibellini e l'eroismo degli Azzi estensi, l'oratorio segue il cammino di Contardo che rinuncia ai privilegi della corte per dirigersi verso una morte santa, assistito da un Angelo e dai Beati della famiglia D'Este. L'oratorio è interpretato da tre soprani, un contralto (nell'originale un castrato) e un basso. L'orchestra è composta dagli archi, tiorba, liuto, clavicembalo e organo. Il maestro Davide Zanasi ha avuto il felice intuito di aggiungere una tromba che esalta i momenti gloriosi dell'opera e ha diretto l'oratorio suonando il clavicembalo. L'uso di strumenti originali ha reso l'esecuzione filologicamente impeccabile. Fondamentale è apparso il sostegno al “basso continuo” del violone a cinque corde costruito a Praga due secoli fa. La voce narrante è stata affidata al basso Lorenzo Malagola Barbieri, il contralto ungherese Dalma Krajnyak ha interpretato San Contardo, il soprano Diana Frigato l'Angelo, mentre Vittoria Giacobazzi e Chiara Fiorani i due cavalieri. Tutte voci di alta professionalità che si sono intrecciate nel racconto in perfetta armonia. Durante il XVII secolo, l'apertura di numerose congregazioni filippine in molte città italiane favorì la diffusione dell'oratorio musicale. Il genere trovò rapidamente un fertile terreno anche presso altre congregazioni religiose, confraternite laiche, collegi dei nobili e seminari, ma anche presso le cappelle di corte e i palazzi della nobiltà, come per questo oratorio. Questa è stata la prima esecuzione dei tempi moderni di un'opera che dal punto di vista musicale si può collocare accanto ad altri assai più celebri come quelli di Alessandro Scarlatti, Bernardo Pasquini e soprattutto Georg Friedrich Händel. Per l'esecuzione di questo oratorio di Antonio Ferrari si deve ringraziare anche l’“Associazione Amici dell'Organo Johann Sebastian Bach”, soprattutto il presidente Paolo Santini e l'organista Stefano Pellini, che l'hanno inserita nel programma della Quinta Rassegna Musicale iniziata il 4 ottobre per concludersi il 20 Novembre (www.associazionebachmodena.it).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google