Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Marano, storie del paese cresciuto attorno alla Grama

Marano, storie del paese cresciuto attorno alla Grama

Era la fontana in piazza cui tutti andavano. Lo sviluppo nel Dopoguerra

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Segue da pag. 24

Del pari scomparve anche il mulino, così descritto dal Sindaco di allora nel 1863: "un nuovo grandioso mulino in Marano mosso dalle perenni acque del Panaro soddisfarà fra breve non solo ai bisogni del paese, quand'anche a buona parte dei vicini e lontani in tempo di siccità". A partire dal 1904 lo sviluppo trasformò la molitura del grano in produzione di energia elettrica.

Anche il Fornacione, per decenni l'unica attività industriale del paese, ha cessato di produrre mattoni.

Il Panaro è sempre stato importante per gli abitanti di Marano. I birocciai raccoglievano ghiaia, le donne vi andavano a lavare le lenzuola. E si faceva il bagno, spesso nudi. Nel 1903 il Sindaco emette un'ordinanza: "Constatato che abitualmente ogni sera il tratto di canale dal molino al fiume è frequentato da bagnanti che si immergono nelle acque in stato di completa nudità, poiché tale fatto costituisce uno sconcio intollerabile … determina che chiunque intenda bagnarsi nelle acque costeggianti luoghi di passaggio, o vicine all'abitato, dovrà indossare mutandine o calzoncini, in guisa di non recare molestia ai passanti e agli abitanti con atti e parole indecenti".

Il bel libro citato in precedenza ci mostra com'era Marano tra Ottocento e Novecento: un borgo prevalentemente agricolo, con una vita che scorreva senza particolari scosse, come accadeva del resto in tutte le nostre campagne, seguendo il ciclo delle stagioni.

Sarà il dopoguerra, come ovunque, a trasformare progressivamente i nostri paesi, compreso Marano. Due immagini qui riprodotte ci mostrano lo sviluppo urbanistico del paese a distanza di 50 anni, con un alveo del fiume Panaro più ristretto e una densità molto maggiore di abitazioni. "I nostri nonni o bisnonni se potessero ritornare faticherebbero a riconoscere il piccolo centro abitato che ricordavano e che viveva soprattutto intorno alla piazza e nelle vie vicine".

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(51, continua)

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