“Amor”: lo specchio di una crisi senza fondo
Siamo in un teatro, nel fondo dell'Europa. Così inizia l'ultimo spettacolo di Theodoros Terzopoulos, una storia che potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo. In “Amor” (visto a Vie ieri e mercoledì), lo...
Siamo in un teatro, nel fondo dell'Europa. Così inizia l'ultimo spettacolo di Theodoros Terzopoulos, una storia che potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo. In “Amor” (visto a Vie ieri e mercoledì), lo spazio teatrale non rimanda a nient'altro che a se stesso: un palcoscenico nel quale sono imprigionati i due interpreti. La scena trasuda una scarna essenzialità: un grosso tubo, che ricorda quello di uno scarico, scende dall'alto fino al suolo - forse è da qui che abbiamo raggiunto il fondo - e al suo interno si trova una donna (Aglaia Pappa); una passerella interseca questo tubo, dove un uomo (Antonis Myriagkos) incarna la figura del “trader”, vomitando cifre e calcoli matematici. “Amor” si svolge in un frenetico crescendo di enumerazioni, che ci corrode fino ad alienarci. Le relazioni sociali sono spersonalizzate, mercificate, mentre ogni cosa acquista un prezzo che segue le quotazioni di borsa. Il tentativo da parte dei due attori di creare un rapporto si tramuta in un'asta asettica, dove ci si mette in vendita pur di accrescere il proprio valore di mercato. In questa prigione, che in fondo è il sistema economico, l'uomo viene travolto dai numeri fino al raggiungimento di uno stato ossessivo-compulsivo che destruttura il corpo in scena. Anche il logos è fatto a pezzi, disarticolato fino al puro suono, all'ululato, forse unico residuo di “animalità” - e quindi di umanità - di questi corpi che hanno venduto tutto e ora non sono altro che cifre. L'assillante reiterarsi di numeri sembra allora essere l'unica possibilità di comunicazione in un periodo di crisi. Nessuna possibilità di immedesimazione è offerta allo spettatore: ogni elemento in scena diventa uno “specchio opaco” del presente, che ci mette di fronte alla necessità di una riflessione critica sulla nostra condizione. Non c'è uscita dal “fondo dell'Europa”. La sola speranza per risalire in superficie pare essere proprio l'amore, quella straziante invocazione di un uomo che cerca di sollevarsi finalmente verso l'alto: “Amor! Amor! Amor!”.
Marzio Badalì
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