Gazzetta di Modena

Attorno al volto di una città: la video installazione dei Berlin

di Natalia Guerrieri
Attorno al volto di una città: la video installazione dei Berlin

Yves Degryse, direttore artistico del collettivo belga, racconta lo spettacolo in replica fino a domenica «Un’allusione al momento in cui un essere umano si fa coraggio e dà una svolta alla propria vita»

3 MINUTI DI LETTURA





“Perhaps All The Dragons...” della compagnia Berlin approda alla Chiesa San Carlo di Modena oggi alle 17, con numerose repliche fino alla fine del festival (prenotazione obbligatoria). La compagnia è attualmente impegnata in due cicli di spettacoli, “Holocene” e “Horror Vacui”, che ruotano attorno al tema dei luoghi e di chi li abita. Yves Degryse, uno dei fondatori del gruppo ci racconta il suo ultimo lavoro.

Come nascono i Berlin?

«Io e Bart Baele, che siamo i direttori artistici, ci conosciamo da quando avevamo quattordici anni; ci capiamo così bene che non abbiamo quasi bisogno di parlarci. Abbiamo fondato i Berlin ideando per prima cosa “Holocene”, un ciclo sulle città, e lavoriamo con un nucleo fisso di componenti della compagnia a cui si aggiungono artisti freelance specializzati in diverse discipline, a seconda del progetto».

Qual è il vostro metodo di lavoro?

«Pensiamo che gli abitanti di una città possono fornire testimonianze davvero potenti. Ci interessa la combinazione di fiction e non fiction: vogliamo rendere le persone che intervistiamo attori delle loro stesse storie. Le nostre interviste durano almeno un'ora, che è il tempo minimo necessario perché le persone abbandonino le risposte standardizzate dettate dall'abitudine. Per esempio, per cinque anni ci siamo recati a più riprese a Chernobyl per incontrare una coppia che si è rifiutata di lasciare la zona. Abbiamo trascorso centinaia di ore nei pressi della loro abitazione o in loro compagnia, aspettando che ci rivolgessero spontaneamente la parola. In questo processo di superamento dello stereotipo uno dei nostri modelli è stato certamente August Sander, uno dei padri della fotografia documentaria».

Che ruolo hanno i luoghi?

«Tutta la serie dei nostri progetti è legata alle città, per questo ci chiamiamo Berlin. Il nostro progetto finale, dopo il quale la compagnia si scioglierà, sarà proprio una docu-fiction realizzata a Berlino in cui reciteranno abitanti dei luoghi in cui abbiamo lavorato negli anni. Gerusalemme, Iqaluit, Bonanza, Mosca... cambiamo spesso posto. Ma non ne ricerchiamo il lato estremo, ci interessa il scavare nel loro aspetto ordinario, quotidiano».

In cosa consiste la connessione tra le varie voci di “Perhaps All The Dragons...”?

«Abbiamo cercato di riprodurre la situazione che si crea al ristorante quando, mentre parli con le persone sedute con te, capti brandelli di altre conversazioni e vieni condizionato in quello che stai dicendo. C'è quindi una connessione tra conversazioni apparentemente scollegate. I protagonisti di “Perhaps All the Dragons” non si sono mai incontrati nella vita reale, ma qui si parlano e si rispondono, come commensali seduti a un unico grande tavolo. La forma circolare dell'installazione vuole suggerire questa dimensione anche se qui in Italia più di una persona ha osservato che questa forma richiama pure l'idea del planisfero. Pur usando il video, non facciamo cinema. La differenza più grande è che in un'installazione lo spettatore deve relazionarsi a uno spazio, scegliendo dove guardare, e non a uno schermo come in un film, dove il punto di vista è imposto. Lo spettatore qui crea liberamente il suo montaggio. Ci è capitato di notare che alcuni spettatori parlino con gli intervistati sullo schermo o che rispondano al loro saluto e questa reazione spontanea ci sembra molto bella. La chiave dello spettacolo sta nel suo lungo titolo “Perhaps All The Dragons...”, che cita Maria Rilke. Allude al momento in cui ciascun essere umano si fa coraggio, prende una decisione e agisce, dando una svolta alla propria vita o a quella degli altri».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google