Gazzetta di Modena

Moro, l'arte riflette sulla violenza

di Michele Fuoco
Moro, l'arte riflette sulla violenza

Alla Dislocata una installazione di Pettinella sullo statista della Dc ucciso dalle Brigate Rosse

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VIGNOLA. Uno sguardo di intensa malinconia, di tristezza, di incapacità di reagire alla violenza dell'uomo sull'uomo: è quello di Aldo Moro riportato dalla fotografia che i giornali diffondono il 19 marzo 1978, tre giorni dopo che il presidente della Democrazia Cristiana è stato sequestrato dalla Brigate rosse. E proprio quella immagine in bianco e nero, che reca alle spalle di Moro la scritta della Brigate Rosse e la stella a cinque stelle, è diventata familiare per il ricordo che porta come evento drammatico, trovando posto nell'immaginario collettivo. Una sorta di permanente “deposizione” nel nostro inconscio, da cui Vittorio Pettinella riesuma l'immagine attraverso una installazione presentata, fino a domenica (11-13, 15.30-19) nello spazio espositivo “Dislocata”, in via Cantelli. In primo piano è lo sguardo dello statista che sostiene una continua interrogazione sulla sua inquietante condizione che pare preannunciare la prossima fine, e inchiodare alle proprie responsabilità chi poi permetterà quel delitto. L'artista abruzzese determina con la sua installazione (la mostra è a cura di Raffaele Quattrone e WunderKammer Associazone culturale), fatta anche di materiale povero, una sorta di occultamento e di svelamento dell'immagine che acquista il valore di icona laica. L'installazione non vuole, come sostiene il titolo “Ceci n'est pas une oeuvre d'art”, sconfinare in un'opera d'arte, “si ferma sul confine tra il piano dell'arte e il piano della vita: tesse una trama, perduta e non, riafferma l'assenza, conferma l'andamento, in un gesto di assoluta semplicità, avvicinandosi e allontanandosi, sollevando una bellezza che si nasconde nel tempo”. Una bellezza che emerge, con un senso di religiosità, dalle parole dell'ultima della lettera di Moro alla moglie: “Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse la luce, sarebbe bellissimo”. L'operazione non è priva di connotazioni concettuali, con richiami a “Ceci n'est pas una pipe” di Magritte, facendo riflettere sul linguaggio dell'arte, sullo spiazzamento dell'immagine tendente a porre anche la conoscenza di un fatto, inseparabile dal suo coinvolgimento emotivo, da un segno preciso e forte di impatto etico-sociale, dalla responsabilità morale che esso impone, dal suo mistero. Per questa occasione sono stati creati 50 pezzi unici di un catalogo/oggetto, numerati e firmati dall'autore.

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