Opere da ascoltare: apre alla Vigarani di Modena la mostra di Zimoun
In attesa della prossima edizione del festival “Node” che da otto anni a Modena propone l’incontro tra la musica e le arti visive, un assaggio lo si potrà avere già da domani, 22 ottobre,...
MODENA. In attesa della prossima edizione del festival “Node” che da otto anni a Modena propone l’incontro tra la musica e le arti visive, un assaggio lo si potrà avere già da domani, 22 ottobre, quando, alle 18, presso la Palazzina Vigarani, verrà inaugurata la mostra “605 prepared dc-motors, cardboard boxes”, visitabile fino al 5 marzo 2017. Sarà l'occasione per ammirare la prima personale dell’artista svizzero Zimoun, famoso in tutto il mondo per le suo opere, in grado di unire sound art e architettura degli spazi regalando allo spettatore installazioni “materialmente” sonore.
L’artista esplora, attraverso oggetti industriali e di uso comune, il ritmo meccanico, il suono, riunendo nel suo lavoro le competenze dell’ingegnere, architetto, arrangiatore e direttore d’orchestra. Opere che vanno ascoltate, come ha dichiarato l’artista stesso: «Nelle mie opere si ascolta ciò che si vede. Così la relazione tra i materiali, il movimento e il suono è chiara ed essenziale». La mostra è curata da Filippo Aldovini, direttore anche di Node: «Una mostra di un grande artista dove la complessità è il fine e la semplicità è il mezzo. L'arte di Zimoun viene creata con oggetti semplici, scatole di cartone, sfere di cotone, cavi di metallo e legno ma che racchiudono una materia d’ascolto».
Due parole anche sul festival, in programma dal 9 al 12 novembre: «Quattro grandi location, dall’opening alla chiesa di San Bartolomeo, al Planetario, Galleria Civica e chiusura al Teatro Storchi dove si esploreranno le intersezioni tra musica e arti visive». Oltre a Node anche la galleria civica, l'associazione Lemniscata e fuse*, studio che si occupa di arti digitali e design hanno collaborato alla realizzazione della mostra e del festival e Gabriella Roganti, della Galleria Civica che ha espresso la sua gioia nell’aver sperimentato qualcosa di nuovo all’interno della palazzina: «È una grande mostra di arte contemporanea, ci abbiamo lavorato per tanto tempo e finalmente ha preso concretezza, sono opere essenziali che racchiudono un grande significato». Della stessa opinione è anche Mattia Carretti, direttore di fuse*: «Collaboriamo con Node dalla prima edizione e ci fa molto piacere vedere come l’arte digitale e visiva sia apprezzata e seguita da molti». La mostra è stata resa possibile anche grazie al Comune e alla fondazione Cassa di risparmio di Modena e l’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza ricorda come l’importanza e lo sviluppo dell’arte contemporanea sia indispensabile per la crescita della comunità: «Un gruppo di giovani artisti che portano avanti un’idea artistica e credo che sia da sottolineare come aspetto importante, noi come amministrazione supportiamo e siamo davvero contenti di avere un artista del genere a Modena».
Per conoscere al meglio la poetica di Zimoun è possibile anche sfogliare il catalogo della mostra dove si può leggere un testo di Marco Macaluso, direttore di Digicult che racconta l’arte degli “ecosistemi sonori” di Zimoun. Tra gli sponsor anche scatolifico cartotecnica modenese, specializzato nella produzione di scatole e materiale in cartone.
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