Gazzetta di Modena

La voce degli artisti diventa un grido

di Claudia Nigrelli
La voce degli artisti diventa un grido

Il Belarus Free Theatre e Maria Alyokhina (Pussy Riot) raccontano l'oppressione in Est Europa

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Grande attesa per “Burning Doors”, in prima nazionale al Teatro Storchi di Modena oggi alle 21 e domani alle 18.30. Il Belarus Free Theatre, compagnia “bandita” dal proprio governo, collabora per questo spettacolo con l'artista e attivista russa Maria Alyokhina. Abbiamo incontrato gli attori del gruppo ormai di casa a Vie e a Modena.

Come nasce il progetto e come vi siete preparati?

«In questo periodo da noi tanti artisti sono stati arrestati. Tra questi Maria, con cui abbiamo dato vita a uno spettacolo che racconta la sua storia, quella di Petr Pavlensky, condannato a tre anni di carcere, e quella di Oleg Sentsov, regista ucraino che sta scontando una pena di vent'anni.

Volevamo parlare dell'oppressione che pesa su chi cerca di esprimersi liberamente. Abbiamo incontrato Pavlensky, poi abbiamo parlato con la cugina di Stentsov e ovviamente con Maria che era con noi. Per esprimere la resistenza di questi “corpi in lotta” ci siamo focalizzati sulla fisicità e cercato connessioni con le nostre esperienze personali».

Nel 2011 alcuni di voi sono stati costretti a fuggire. Come si è evoluta la situazione?

«A Minsk oggi abbiamo di nuovo una struttura in cui esibirci e tenere dei laboratori. È difficile trovare nuovi attori perché non possiamo pubblicizzarci e il sistema teatrale ufficiale ci chiude le porte. Lo spazio è piccolo ma lo stretto contatto col pubblico crea una forte energia: anche un battito di ciglia può cambiare il nostro modo di stare in scena. È come se alla fine fossero tutti attori e spettatori allo stesso tempo».

Il vostro teatro ha spesso riferimenti politici...

«Parliamo di temi sociali. Il teatro può essere un mezzo per fornire informazioni che i media ufficiali non danno, per illuminare prospettive diverse sui fatti. Pavlensky, per esempio, è per lo più considerato un masochista per le sue performances. In “Burning Doors” cerchiamo di sollevare il dubbio: è un pazzo o un artista? Ciò che vogliamo è mostrare le cose come sono, porre delle domande e spingere lo spettatore a trovare da sé le risposte».

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