Pasqualini: «In scena storie di 100 anni fa che parlano di oggi»
FINALE. In scena stasera presso la tensostruttura il secondo spettacolo della rassegna “Tipì”, teatro partecipato nella Bassa modenese che presenterà lo spettacolo “In ogni caso nessun rimorso”,...
FINALE. In scena stasera presso la tensostruttura il secondo spettacolo della rassegna “Tipì”, teatro partecipato nella Bassa modenese che presenterà lo spettacolo “In ogni caso nessun rimorso”, della compagnia Borgobonò, diretto da Mauro Pasqualini. La storia è ispirata all’omonimo romanzo di Pino Cacucci, ambientato a cavallo tra Ottocento e Novecento che racconta fatti realmente accaduti dove la parola d’ordine è anarchia. Nelle vicende dei personaggi si intrecciano morte, passione, dolore ma anche cambiamento e lotta per un futuro migliore.
Mauro, come ha sviluppato lo spettacolo rispetto al romanzo di Cacucci?
«Lo spettacolo è ispirato al libro ma a differenza del romanzo di Cacucci, che è piaciuto moltissimo a tutta la compagnia, a noi interessava più la lotta, i sogni e desideri che si trovano nel racconto più che l’anarchia che è il fulcro del romanzo. Ci interessava mettere in scena la lotta dei personaggi per il futuro e per avere un mondo migliore. Quindi la visione del mondo e le loro speranze sono il punto fondamentale di tutta la rappresentazione. La lotta di queste persone per quello in cui credono».
Perché avete scelto il romanzo di Cacucci?
«Intanto è un romanzo che ho apprezzato molto e mentre lo leggevo mi sono chiesto ma perché nessuno hai mai portato in scena una storia del genere e così ha iniziato a prendere vita lo spettacolo, la storia ispirata al romanzo. Oltre a questo ho pensato anche che, è vero che c’è molta anarchia ma ci siamo accorti che potevamo ribilanciare le parti, far sì che tutti quanti avessero ragione, come se non ci fossero i buoni e cattivi, quello che ci sembrava potesse far pensare all’oggi, alla quotidianità».
C’è molta attualità nelle loro storie e vicende...
«Si certo è molto attuale, i problemi di crisi che viviamo noi oggi, anche se in un modo diverso, li vivevano anche 100 anni fa quindi, se togliamo i costumi che portano lo spettatore nel passato, credo sia quasi identico».
Quindi oggi, come 100 anni fa, ci ritroviamo a dover lottare per il nostro futuro, una tematica che voi avete rappresentato ispirandovi all'attualità, cosa volete trasmettere allo spettatore?
«Oggi credo ci siano un sacco di “scaricabarili”, molte persone, tra cui i politici, usano questa metodologia. Noi ci siamo interrogati e ci siamo chiesti “È davvero così?” e provando a mettere tutti sulla stessa ragione ci siamo resi conto che spesso c’è una bella complessità nella vita ed è difficile riuscire a dire, “Si, questa è la verità”. Questo è il grande target dello spettacolo, quello di cercare di riportarci alla complessità in una società che cerca di portare tutto alla semplicità per accaparrarsi dei consensi».
Quindi l’ambientazione è quella del romanzo, come è rappresentata in scena?
«Essendo tutti fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti abbiamo lasciato che fosse così, anche se la scenografia è molto essenziale, ci sono pallet e ruote di biciclette, tutto è lasciato all’immaginazione di chi guarda. Noi diciamo che il periodo storico è tra Ottocento e Novecento e il resto è lasciato alla fantasia del pubblico».
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