Gazzetta di Modena

Stasera nella Rocca aVignola la grande battaglia coi barbari

di Nicola Calicchio
Stasera nella Rocca aVignola la grande battaglia coi barbari

Incontro con lo scrittore Valerio Massimo Manfredi che presenta l’ultimo libro In “Teutoburgo” si racconta dello scontro decisivo tra romani e germani

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VIGNOLA. Sarà la Sala dei Contrari della Rocca di Vignola ad ospitare, alle 20.45 di stasera, la presentazione di “Teutoburgo”, il nuovo libro dello scrittore Valerio Massimo Manfredi.

L’autore racconterà la sua ultima fatica alla presenza di Roberto Armenia, che condurrà la serata che prevede anche un accompagnamento musicale alla chitarra del maestro Andrea Candeli.

Manfredi torna al romanzo e racconta, unendo alla perfezione esattezza storica e respiro epico, la storia mai narrata prima di due fratelli, due guerrieri, le cui scelte hanno portato a Teutoburgo, lo scontro decisivo tra romani e germani, la battaglia che ha cambiato il destino dell’Impero Romano e del mondo.

Vediamo di cosa si tratta: è il 9 d.C. e sta per consumarsi una delle più importanti disfatte subite dall’esercito dell’Impero romano. Siamo nella fitta selva di Teutoburgo, l’ultimo bastione dei Cherusci, invitta tribù germanica che occupa un territorio della Foresta Nera compreso tra il Reno e l’Elba, fiume temutissimo dai Romani, che lo considerano l’estremo continentale ad est, una sorta di Colonne d’Ercole verso Oriente.

Vincere la resistenza di quella riottosa popolazione barbarica significa ultimare la conquista del continente e realizzare il sogno di un Impero multietnico, biondo e bruno. Il genio e la disciplina dei latini abbinati alla forza e all’indomabile spirito guerriero dei Germani.

L’unione delle due anime assicurerebbe il dominio planetario.  Arminio e Flavus sono il perfetto esempio del sogno di Tiberio. Due principi cherusci rapiti in tenera età da una legione e cresciuti a Roma. Due magnifici colossi biondi civilizzati all’ombra del Teatro Massimo, due generali formidabili che il destino avverso farà scontrare sullo stesso campo di battaglia, alla guida di eserciti diversi.
Perché Arminio, per quanto si sia integrato, avverte ancora il richiamo ancestrale del martello di Thor e degli spiriti della foresta, e presto fuggirà verso casa a guidare l’esercito germanico. Flavus invece è diventato un vero romano, un vir bonus peritus dicendi, oratore e militare impeccabile, fedele a Roma e al suo sogno di dominazione mondiale.

Sono loro i protagonisti di questo appassionante romanzo storico, in cui la finzione (poca) si mescola alla realtà, nel modo in cui solo Valerio Massimo Manfredi sa fare, confermando di essere uno tra i migliori bardi di storia antica in circolazione. Qui racconta una delle battaglie dagli esiti più sconvolgenti di tutti i tempi, la prima grande disfatta subita dai Romani per mano barbarica.

Le pagine dedicate allo scontro sono di rara bellezza e restituiscono a Manfredi il primato di cantore delle gesta belliche in età antica, spesso minacciato da epigoni di buon valore, ma forse fin troppo celebrati, se messi a paragone con lui.

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