Il Futurismo scoppiò allo Storchi
Al Museo Civico mostra sulla serata del 1913 con Marinetti e l’intonarumori di Russolo
MODENA. La rivoluzione futurista ha coinvolto anche Modena, per il "Manifesto del Movimento futurista", firmato da Marinetti, pubblicato nel 1909, ancor prima che su "Le Figaro" di Parigi, sulla Gazzetta dell'Emilia, ma anche per le eclatanti serate in città, alla presenza del fondatore del movimento, e l'esperienza poetica di Piero Gigli, e pittorica di Mario Molinari e Alfonso Bossetti. E resta memorabile la "soirée", del 2 giugno 1913, al Teatro Storchi dove, davanti a 2 mila persone (come riporta la testata d'avanguardia Lacerba) viene presentato da Luigi Russolo lo scoppiatore, il primo antirumori capace di riprodurre i diversi toni del rumore di un motore a scoppio. Un strumento che avrebbe dovuto riservare ai presenti, tra cui professionisti, studenti universitari, artisti (pure Giorgio Morandi), piacevolissime sensazioni. Invece pochi gli entusiasmi e molte le urla assordanti e le reazioni violenti, tanto che la contestazione continuerà anche fuori dal teatro, fino a quando i protagonisti giungeranno in piazzetta Tassoni, poi al Caffè Boninsegna e al Caffè Nazionale, prima di ritirarsi all'Hotel Reale. Certo, la serata è fondata sulla provocazione, con Marinetti che declama poesie, il musicista Balilla Pratella che tenta di leggere "Il Manifesto Tecnico della musica futurista" e viene sommerso da fischi, e Russolo (con Ugo Piatti) che porta il suo scoppiatore, suscitando sarcasmo e insulti. L'evento modenese, su cui ha indagato Cristina Stefani curatrice della mostra "SibilaRonzaScoppia!", fino all'8 gennaio al Museo Civico, farà "da cassa di risonanza ad una invenzione che rivoluzionò la tecnica musicale portando alla nascita della musica elettronica". Sull'esempio dello scoppiatore nasceranno gorgogliatori, sibilatori, gracidatori, ronzatori, crepitatori, ululatori per la riproduzione della varietà dei suoni della natura e della realtà acustica delle grandi capitali. Gli strumenti originali, perduti o distrutti dalla seconda guerra mondiale, sono stati ricostruiti da Pietro Verardo, dal 1977, per la Biennale di Venezia. Nella rassegna al Museo viene presentato anche il "rumorarmonio" che consente di azionare più intonarumori insieme. La rigorosa indagine della Stefani (in catalogo anche testi Francesca Piccinini e Alberto Bertoni) porta a scoprire la cronistoria, con la ricostruzione persino di un video, della serata che doveva svolgersi due anni prima al Teatro Comunale; incisioni e disegni di Russolo, documenti, giornali, volumi, fotografie, come "Salutando" (1911) di Anton Giulio Bragaglia.
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