Vittorino Andreoli a Modena: “Vi racconto la mia corsa”
Lo psichiatra presenta il suo libro: storia di una vita come “medico dei matti”. “Mio padre mi voleva imprenditore edile”
MODENA. Sognava di essere scrittore di opere letterarie, di narrativa: Vittorino Andreoli ha raggiunto il suo obiettivo. E' diventato prolifico soprattutto da quando non esercita più la professione di psichiatra. Nel 2016, ha pubblicato tre opere: due di saggistica ("La gioia di vivere" e "La nuova disciplina del bendessere. Vivere il meglio possibile") e di recente "La mia corsa nel tempo". Romanzo di una vita" (Rizzoli), la cui presentazione avviene oggi, alle 17.30, a Bper Forum Monzani. Oltre 80 gli incontri, ogni anno, in tutta Italia e a Modena e provincia Andreoli è di casa dal 1991, spesso introdotto da Roberto Armenia.
Il romanzo è cronaca della sua vita di oltre 70 anni e l'autore si rende conto che "esistono tante vite dentro una vita, tante storie dentro una storia. La verità sfugge persino alla memoria". Viene passata in rassegna la sua scelta di rinunciare a dirigere l'impresa edile di famiglia per essere "un medico dei matti"; gli incontri con André Breton e Eugène Minkowski; l'avventura di scienziato puro, il lavoro con Seymour Kety ad Harvard, il rifiuto dell'insegnamento universitario e l'attività presso il manicomio di Verona. Puntuale la disamina dei vivaci anni 50-60 del secolo scorso, con imprenditori illuminati, come Adriano Olivetti, il banchiere letterato Raffaele Mattiolo, Giovanni Pirelli. Il libro, di chiara scrittura, è coinvolgente anche quando racconta i diversi viaggi nell'allora Unione Sovietica, dove Andreoli ha partecipato a convegni e ha tenuto lectio magistralis. Ma lo psichiatra tiene a precisare di non essere "un vecchio cui piace crogiolarsi nella nostalgia, tanto da essere ancora attivo, di fare cronaca". E non gli manca la speranza "che genera futuro. Io ho bisogno di domani, e poi ancora di un altro giorno, di un nuovo domani". E vede in lui, evidenziandolo con forza, "un uomo che non ha mai, davvero mai accettato compromessi, mai usato la menzogna, mai la disonestà... In tutta la mia esistenza sono stato spinto dal fare. Non per denaro, bensì il fare come prova di dare una risposta alle mie convinzioni, ai miei desideri, al bisogno della società in cui vivo, dell'uomo che mi sta accanto: il grande sogno dell'umanesimo".
Riconosciuto e gratificato come psichiatra, Andreoli si rammarica, però, di non essere stato valorizzato come scrittore. "Non ho mai raccolto consensi e plausi, ma nemmeno fischi e urla. Ho raccolto solo silenzi". E ciò, in particolare, da parte della critica letteraria.
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