La Mirandola scomparsa: storie e volti di un secolo fa
Una città con un grande passato che ha perso parte del suo patrimonio
La Miràndla è l'unico Comune della Provincia di Modena (più di 24.000 abitanti su un territorio di 137 kmq) che richiede un articolo! (per la verità un poco anche Bastìa). Per arrivarci da Modena bisogna percorrere in direzione Verona poco più di trenta chilometri sul Canaletto (in realtà sarebbe la Strada Statale n. 12 Abetone-Brennero, ma per i Modenesi è solo il Canaletto). Arrivando ci si imbatte nell’anello della circonvallazione che percorre quello che era il perimetro della città che mantiene la forma di "stella".
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14482673:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/11/28/fotogalleria/c-era-una-volta-a-mirandola-i-luoghi-e-i-volti-del-secolo-scorso-1-1.14482673]]
Lì sorgevano le mura di Mirandola, che avevano fatto la sua storia. Vilmo Cappi, medico, studioso, letterato, artista, ma soprattutto profondo conoscitore e affezionato "indagatore" della sua Mirandola, morto nel 2013 all'età di 94 anni, pubblicando nel 1973 il suo La Mirandola.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14482760:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/11/28/fotogalleria/c-era-una-volta-a-mirandola-un-tuffo-nel-secolo-scorso-1.14482760]]
Storia urbanistica di una città, così descriveva "la città banalizzata": "La perdita del Castello, la distruzione delle chiese, l'abbandono e l'incuria dei loro conventi e di tanti altri edifici, la demolizione delle mura rappresentarono un disastro incomparabile dal punto di vista urbanistico e storico … La degradazione della città, accompagnata alla decadenza economica e all'abbandono sociale, toccò il culmine intorno alla metà del secolo scorso …
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14482789:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/11/28/fotogalleria/c-era-una-volta-a-mirandola-quattro-passi-tra-i-mirandolesi-del-secolo-scorso-1.14482789]]
Nulla o quasi nulla (almeno per ciò che si riferisce all'aspetto esterno degli edifici) è rimasto della antica Mirandola rinascimentale, della Mirandola barocca o anche solo della vecchia Mirandola anonima ma caratteristica; nulla in pratica è rimasto intatto nel centro storico … cioè quella parte della Mirandola che, per la razionalità e la qualità della sua configurazione, l'insieme della pianta e del corpo urbano (le mura, il castello colle sue torri, le case in cotto affacciate sulle strade selciate a sassi di fiume, le chiese coi loro campanili, i conventi, ecc.) aveva meritato di essere chiamata, con un gioco di parole caro agli Umanisti, "Miranda Mirandula", cioè la Mirandola meravigliosa, la Mirandola degna di ammirazione". Cappi sapeva quel che diceva (era stato dal 1950 al 1985 ispettore onorario ai monumenti e ai beni artistici e ambientali del Comune di Mirandola), e del resto anche a Modena e a Carpi le mura erano state abbattute.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14482875:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/11/28/fotogalleria/mirandola-nel-secolo-scorso-altre-immagini-dal-passato-1.14482875]]
Ma chi sfogliasse attentamente il recente Mirandola 1861-2011. Storia visiva dell’urbanistica mirandolese nei primi 150 anni di Unità d'Italia (catalogo di una mostra che celebrava l'Unità d'Italia, a cura di Davide Calanca, pubblicato nel 2013) vedrebbe l'espansione edilizia dovuta alla grande offerta di lavoro del territorio, lo sviluppo delle attività culturali, il piano di recupero del centro storico, il restauro della memoria storica.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14482930:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/11/28/fotogalleria/c-era-una-volta-in-girp-per-mirandola-qualche-decennio-fa-1.14482930]]
Poi nel 2012 è arrivato il terremoto.
Scriveva il Sindaco Maino Benatti nella Presentazione di questo volume: "La nostra storia più vicina è ciò che ci ha determinati nell'oggi in maniera forte e decisa … la città e il territorio di Mirandola si sono trasformati, allargati, modificati per molte ragioni diverse, concorrendo alla definizione della Mirandola che noi tutti conoscevamo. All'indomani del terremoto del maggio 2012, che ha distrutto proprio quella Mirandola in modo così devastante e incisivo, avere avuto una così diretta e globale conoscenza delle diverse fasi urbanistiche ed evolutive della nostra città è stato preziosissimo elemento per programmare anche idee politiche e riflessioni sulla ricostruzione. Una Mirandola migliore che non dimentichi mai il suo passato e le sue origini, in un percorso che la porti però ad essere una città per il presente e soprattutto per il futuro".
Ma fermiamoci ancora un attimo sul passato.
Era stata a partire dal 1310 la capitale della Signoria dei Pico (non mi soffermerò qui sul grande Giovanni Pico, 1463-1494), e nel corso della sua storia era stata oggetto di due celebri assedi. Il primo, nel 1510, ai tempi di papa Giulio II, che si accampò sotto le mura il 19 dicembre e, gelata l'acqua nelle fosse, comandò l'assalto il 20 gennaio del 1511, salendo egli stesso sulle mura e conquistando la cittadella, come raccontano i cronisti. Il secondo nel 1551, sotto Giulio III (ai papi con questo nome Mirandola non piaceva molto!).
La svolta in negativo avviene nel 1711, quando Mirandola passa da Francesco Maria Pico a Rinaldo I d'Este. La decadenza della cittadina è segnata anche dalla sciagura di un fulmine che nel 1714 fece esplodere la polveriera e con essa buona parte del castello che costituiva la Reggia dei Pico: l'attuale torrione, che si affaccia su Piazza Costituente al centro della città, è in gran parte una ricostruzione novecentesca.
È intorno a Piazza Costituente, nucleo centrale e di riferimento dell'intero centro cittadino, che si innalzano i fabbricati, in parte originali e in parte ricostruiti, del Palazzo della Ragione, del quattrocentesco Palazzo Bergomi, del Palazzo Comunale (1468, ma molto modificato nell'Ottocento). Il Castello era stato completamente restaurato, e il 4 giugno 2006 era stato riaperto al pubblico.
Ma il terremoto lo ha colpito, al pari di tanti edifici storici.
Il loggiato nord del Palazzo Comunale si è distaccato dal corpo di fabbrica principale, sono avvenuti numerosi crolli interni dei solai, con danni alle strutture portanti e al portico nord, oltre a spanciamenti laterali delle murature. L'Oratorio della Madonna della Porta (comunemente chiamato la chiesa della Madonnina), un edificio seicentesco, sul cui timpano venne collocata nel 1868 la statua marmorea della Beata Vergine detta "della piazza" o "Madonnina" posta in precedenza sul porticato del Palazzo Comunale, ora rimossa, è stato fortemente lesionato. Il Duomo è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 20 maggio, mentre le navate e il tetto sono completamente crollati con la scossa del 29 maggio. Il campanile è anch'esso pericolante: presenta molte crepe a partire dal "primo anello", risultate ancora più evidenti dopo il lieve movimento sismico del 3 giugno 2012 che ha interessato di nuovo la medesima zona. Il terremoto del 20 maggio 2012 ha reso inagibile la chiesa del Gesù e di San Francesco, uno dei complessi più antichi. La torre campanaria, dopo il nuovo e violento sisma del 29 maggio, è crollata sulla chiesa e sui locali circostanti, distruggendoli quasi totalmente (è rimasta in piedi solo la facciata).
Era il Pantheon della famiglia Pico: al suo interno si trovano le arche pensili di Galeotto (1499), di Prendiparte (1394), di Spinetta (1399), di Giovan Francesco I e Giulia Boiardo, i genitori di Giovanni Pico.
Ma Mirandola, grazie alle coltivazioni e al settore biomedicale, produce più dell'1% del PIL nazionale, e non si è certo arresa, come vedremo nelle prossime puntate.
P. S.
Molte delle immagini qui riprodotte si debbono alla Casa Editrice Al Barnardon. Consiglio vivamente di visitare il sito web www.albarnardon.it
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
