Gazzetta di Modena

Fiume illustra le novelle di Verga

di Michele Fuoco
Fiume illustra le novelle di Verga

Al Centro Studi Muratori anche le stagioni del Camponese e il simbolismo della Vassena

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MODENA. Spazia dalle contaminazioni letterarie di Salvatore Fiume al sano e nostalgico realismo di Gian il Camponese e al clima metafisico e simbolico dei luminosi ambienti di Luciana Vassena la mostra, fino al 27 novembre, al Centro Studi Muratori. Una libera reinvenzione circola nelle litografie con interventi a pastello, di Fiume (1915 - 1997) che interpreta otto novelle di Giovanni Verga: la lupa, la roba, cavalleria rusticana, l'amante di Gramiglia, la coda del diavolo, artisti da strapazzo, la serata della diva, il tramonto di Venere. Abili i rimandi dell'artista agli scritti del suo corregionale siciliano, con scene dai segni bizzarri, pungenti come esplodenti notazioni che si deformano per raccontare abbandoni sentimentali, esuberanze grottesche, amori passionali, esibizioni trasgressive di attrici. Perversioni ma anche il senso della cavalleria, il culto della “roba”, della proprietà che diventa misura di dignità. Diversi registri narrativi in una rete di elementi segnici, al massimo della tensione espressiva, come pura reinvenzione del modello verbale. Il sentimento è guida delle opere del Camponese che porta a rappresentazione le stagioni, i fiori, il lavoro nei campi nell’“eterno ciclo delle stagioni”, i bambini intenti a giocare. Una variazione, quindi, nel tempo della realtà anche affettiva, a partire da quella delle proprie origini, di Campone (Friuli), paese del padri, di cui raffigura la casa degli insegnanti, il torrente che alimenta il mulino. E vita affettiva l'artista manifesta in quadri di salda struttura figurativa, dove il silenzio domina tra gli oggetti, i boschi, i prati. Lirica diventa la pittura che nelle tonalità cromatiche registra il variare dei fenomeni temporali e dell'albero della vita; e quando il Camponese dà vita al sogno di un giardino delle favole. Pacati, anche nei colori tendenti all'azzurro, si presentano i dipinti della Vassena, in cui circola una dolcezza d'immagine, senza venir meno, in termini simbolici, ad una ricognizione esistenziale. L'artista, di origini sarde, mira a verificare una varietà di temi in un tessuto pittorico in cui si avvertono echi di trasformazioni, condizioni di precarietà, la fragilità della bellezza (la colomba di cristallo), l'insenzatezza dell'uomo del nostro tempo che vede allontarsi dà sé la terra, ed è incapace di scegliere una rotta. Un cammino affrontato dai Fenici, dai Nuragici, dagli Egizi, navigatori del Mediterraeo. L'opera si offre pure come scoperta di un beatificante mondo di luce, in cui coltivare castelli in aria, utopie, amorevoli sguardi alla luna.

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